Se la sfida può dirci qualcosa sul futuro di Catania - Live Sicilia

Se la sfida delle piazze può dirci qualcosa sul futuro di Catania

Per una sera il Fortino si mostra per quello che potrebbe essere: un luogo di bellezza
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CATANIA – Il colpo d’occhio fotografico sembra incoronare – per ora – Giuseppe Conte quale mattatore delle piazze catanesi. Subito dietro c’è Cateno De Luca, candidato presidente di Sud chiama Nord, che ha scelto l’impegnativa piazza Università per far conoscere le proprie ragioni ai catanesi. Giorgia Meloni, che pur ha riempito l’anfiteatro scoperto delle Ciminiere, si è tirata fuori da questa contesa, puntando su di una location assai più gestibile sotto il profilo della sicurezza e dell’organizzazione.

Hanno scommesso tutto sulla strategia, Enrico Letta (segretario dem) e Caterina Chinnici. La scelta della Cappella Bonjuto, peraltro in orario postprandiale, si è prestata a più interpretazioni e al facile scherno dei competitor. Spulciando il diario della campagna elettorale, non ci sono in agenda altri comizi in piazza. Non a Catania, almeno.

Piazze piene, urne vuote. E viceversa. Lo storico strumento per misurare la qualità della proposta politica è risultato tante volte fallace, ma allo stesso tempo indicativo. Alle Regionali del 2012, il bagno di folla che ha accolto Beppe Grillo fu il segnale di un fenomeno che gli istituti demoscopici non stavano ancora riuscendo a captare.

Molte cose sono però cambiate da allora. In primis: sul palco, oggi, c’è appunto Giuseppe Conte e una storia governativa alle spalle. La scelta del “Fortino” (o la Porta Ferdinandea) va letta anche come la verifica sul campo della tenuta di alcuni provvedimenti qualificanti dei due governi gialli, primo tra tutti il reddito di cittadinanza.

Oltre la politica ci sono però anche della altre valutazioni da fare e riguardano direttamente il vissuto dei catanesi. Se è vero che piazza Palestro è sempre di più al centro di eventi, le cartoline di ieri sera chiamano l’amministrazione cittadina (ormai quella che verrà, va da sé) a un ulteriore slancio per recuperare all’interno dell’arredo cittadino un’area per molto tempo abbandonata a se stessa, nonostante i monumenti.

I monumenti, sì: perché ci sono e sono importanti. E vedere – almeno per una sera – il “Fortino” libero dalle auto è stato proprio un bel vedere. Una di quelle immagini che può dare ristoro al lavoro silenzioso di quei volontari che in questi anni hanno faticato in direzione di un decoro che non è soltanto urbano.


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