PALERMO- Una sfilza di appartamenti ‘occupati abusivamente’, nonostante chi vi abita da decenni abbia sborsato i soldi per acquistarli. Solo che l’atto di vendita non è stato perfezionato perché il costruttore nel frattempo è finito nei guai giudiziari. È la storia di alcuni immobili fra piazza Leoni e via del Bersagliere un tempo appartenuti al costruttore mafioso Pietro Lo Sicco. A stabilire che dovranno lasciare le abitazioni e consegnare le case all’amministratore giudiziario dei beni di Lo Sicco, nel frattempo confiscati, è stata una sentenza del Tribunale di Palermo dello scorso febbraio. Fra ricorsi e istanze è passato quasi un anno e adesso sembra non esserci più niente da fare: gli appartamenti vanno liberati.
Fra “gli abusivi”, così li definisce il giudice nell’atto di precetto che li obbliga a consegnare le chiavi, c’è anche una coppia di anziani, Umberto Cusimano, 82 anni e un cancro in stadio terminale, e sua moglie Maria, 78, nessun figlio o parente. In questa battaglia legale per non perdere la loro casa sono difesi dall’avvocato Carlo Volante che spiega: “Per il giudice i miei clienti occupano impropriamente l’immobile perché, nonostante l’effettivo acquisto, confermato e garantito da una sentenza del 2005, manca l’atto di vendita. Documento – spiega il legale – che Lo Sicco non ha potuto firmare perché finito in manette. Questo ha lasciato spazio di manovra alla banca, che ha potuto rivalersi su Umberto Cusimano e sua moglie”.
E’ la banca, l’allora Sicilcassa, infatti, che avanza le pretese su debiti pendenti da parte della ditta costruttrice Lopedil di Lo Sicco, oggi in liquidazione. Un debito che risale al momento dell’edificazione dell’intero palazzo quindi, ma che oggi ricade sulle spalle di Cusimano e degli altri proprietari. Così lo scorso febbraio è arrivata quella che sembra essere l’ultima parola: il tribunale di Palermo con un ordine di liberazione ha deciso che tra gli altri, anche “Cusimano non ha diritto”, questo il cuore della sentenza.
Non essendo stata perfezionata la vendita, di fatto i condomini altro non sono che degli abusivi. Tanto che, così stabilisce la sentenza e così spiega il legale, per restarvi dentro hanno un’unica possibilità: pagare un’indennità di occupazione, insomma un vero e proprio affitto: “Si parla di circa seicento euro al mese. Una cifra che – continua l’avvocato – diventa un macigno come la stessa sentenza, visto che la coppia vive grazie alla pensione di Umberto, che non raggiunge nemmeno la cifra richiesta”.
Tra ricorsi, istanze e processi Umberto Cusimano, dal 2015, è costretto a fronteggiare le visite improvvise degli ufficiali giudiziari e dei carabinieri, “neanche fossi un delinquente”, dice fra le lacrime. “Io l’appartamento l’ho pagato fino all’ultimo centesimo – balbetta l’anziano proprietario – Non ho più nemmeno la forza di parlare. Dove andremo io e mia moglie?”.

