PALERMO – Età media 60 anni, il compito più gravoso nella lotta agli incendi spetta ai forestali stagionali, 4.600, che spesso hanno anche 62 o 63 anni. Insieme a vigili del fuoco, personale della protezione civile e ufficiali del corpo forestale fanno parte di quell”esercito di terra’ che agisce fino al limite dell’umanamente possibile. E anche oltre: la linea di confine è quella del bosco impervio, quando il direttore delle operazioni, il Dos, un ufficiale del Corpo Forestale, non autorizza l’intervento e arrivano – se sono disponibili – i canadair. Alessandro Marchì, il vigile del fuoco morto per un malore, aveva 59 anni.
Dietro la Sicilia divorata dalle fiamme, c’è una matassa di competenze, un vero rebus, che riguardano soprattutto la prevenzione dei disastri. Ma ci sono anche investimenti in corso e assunzioni di cui dare conto.
Sicilia, la matassa della prevenzione degli incendi
I Sicani divorati dalle fiamme, le abitazioni distrutte a Monreale, gli incendi sull’Etna, l’assessore all’Ambiente Giusi Savarino ha in mano i dati ufficiali: “L’80% dei roghi si propaga dai terreni privati”. La competenza nella prevenzione è, quindi, dei proprietari, quasi sempre inadempienti. I sindaci emanano le ordinanze, ma non hanno i mezzi per intervenire in danno, ripulendo le linee di confine, né, molto spesso, per sanzionare gli inadempienti.
Le competenze possono variare, da un metro all’altro del territorio. Le autostrade e le strade statali sono sotto la gestione di Anas, quelle provinciali dei liberi consorzi. Ma la ‘summa divisio’ è tra i 12.500 forestali stagionali: 4.600 si occupano dello spegnimento degli incendi e dipendono dall’assessorato Territorio e Ambiente, guidato da Savarino.
Gli altri 8 mila forestali circa sono impiegati nelle opere di prevenzione delle aree demaniali gestite dallo Sviluppo Rurale e dipendono dall’assessorato all’Agricoltura guidato da Luca Sammartino.
Ma non bisogna confondere i forestali stagionali con gli agenti e gli ufficiali del Corpo regionale forestale: sono 400, “puntiamo a raddoppiare il loro numero a breve, grazie alle selezioni che sono in corso”, spiega Savarino.
Sarà chiesto lo ‘Stato di calamità’
La Regione Siciliana è pronta a chiedere lo ‘Stato di calamità’, perché “non era mai accaduto – spiega ancora l’assessora – che per ben 7 giorni consecutivi le temperature superassero i 46 gradi”.
Dietro gli incendi c’è la mano dell’uomo, quasi nel 90% dei casi, il resto lo fanno le alte temperature e la mancata cura del territorio.
Maurizio Grosso, leader dei forestali, spolvera un’antica battaglia, quella della stabilizzazione degli stagionali: “Non ha senso iniziare la prevenzione degli incendi un mese prima dell’estate e non riuscire, ogni anno, a realizzare i viali parafuoco nelle montagne”. Senza linee di contenimento, le fiamme passano da una zona montuosa all’altra e divorano ettari di boschi, oltre a minacciare abitazioni e Comuni montani.
Nei Sicani sono andate in fumo importanti aziende agricole, allevamenti, coltivazioni, perché un terreno ‘pulito’ circondato da altri incolti, viene divorato ugualmente.
Altra criticità è la carenza d’organico, “mancano circa 1.600 addetti allo spegnimento dei roghi”, insiste Grosso.
La lotta tecnologica e gli investimenti
La Regione si è rivolta a Leonardo. “Grazie alle telecamere nascoste e ai droni, oggi sappiamo chi sono coloro che appiccano gli incendi – dice ancora Savarino – “non li chiamiamo piromani perché sono delinquenti, sia a Modica, che a San Vito Lo Capo li abbiamo incastrati. In casi casi si tratta di soggetti problematici, ma quasi sempre sono allevatori che vogliono i pascoli abusivi, in modo che non si possa cambiare la destinazione d’uso dei terreni incendiati. Raramente si tratta di anziani contadini che perdono il controllo di piccoli roghi di sterpaglie. Nel Trapanese e nel Palermitano, infine, si incendiano i campi per controllare le zone”.
Investimenti ne sono stati fatti, 84 fuoristrada acquistati, 165 postazioni con turnazioni h24 delle squadre, 151 torrette di spegnimento, una convenzione con i vigili del fuoco e altri mezzi in arrivo.
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Ci sono esempi importanti, come quello di Alessandro Marchì, 59 anni, vigile del fuoco morto per un malore durante un incendio, proprio ieri, che confermano quanto sia alto il valore dell’impegno in un contesto molto difficile come quello siciliano.
Restano il vulnus dell’età avanzata del personale in campo e il groviglio delle competenze nella gestione della prevenzione territoriale. L’emergenza continua, purtroppo.




