PALERMO – Da un lato i 72 milioni di euro messi sul piatto dal governo regionale, dall’altro i 33 dell’Esecutivo. La Sicilia devastata dal ciclone Harry proverà a ripartire da queste cifre mentre a Niscemi, grosso centro del Nisseno, si apre un nuovo fronte: la frana con un fronte di oltre quattro chilometri che ha già fatto oltre mille sfollati.
Dopo Harry l’emergenza frana a Niscemi
È la Sicilia costretta a fare i conti con una emergenza dopo l’altra e che ora, i conti, quelli per le prime spese da sostenere, inizia farli anche mettendo insieme gli aiuti del governo regionale con quelli stanziati da Roma. La differenza in termini di proporzionalità dell’impegno salta all’occhio ma i 33 milioni stanziati dal governo Meloni, che ha deliberato lo stato di emergenza, serviranno “per i primi interventi urgenti”, come spiega la premier al termine della riunione nella quale è stato dato l’ok allo stato di emergenza.
La discussione, al momento, riguarda i danni provocati dal ciclone Harry. Per quanto riguarda Niscemi, infatti, è impossibile al momento quantificare l’entità dei danni che la frana provocherà. A lunedì 26 il computo degli sfollati era già a 1.500.
L’articolo 25 del Codice di protezione civile
Sullo stato di emergenza deliberato dal Cdm il riferimento normativo è il Codice di protezione civile, e in particolare l’articolo 25 che regola le situazioni di emergenza e indica la scaletta di priorità da seguire in questi casi: interventi di soccorso e assistenza alla popolazione; ripristino die servizi pubblici e delle infrastrutture strategiche; prime misure per il sostegno al tessuto economico e sociale.
La conta dei danni in contino aggiornamento
Col passare dei giorni, però, la conta dei danni aumenta sempre di più. La prima stima di 741milioni di euro, messa nero su bianco dalla protezione civile regionale, viene superata di gran lunga. Si tende a “superare il miliardo e mezzo di euro, tra danni diretti e indiretti”, ricorda Schifani poco prima della riunione del Consiglio dei ministri.
Il fattore tempo determinante per gli aiuti
Il pensiero va soprattutto ad una zona, quella della fascia ionica della Sicilia, che ha fatto del turismo un perno centrale dell’economia. Molti stabilimenti e realtà alberghiere non riapriranno per l’estate o faranno comunque fatica. Un mondo che guarda soprattutto alla fase della ricostruzione e della ripartenza. Schifani lo sa e ai cronisti che lo attendono a Roma ricorda: “La copertura finanziaria non sarà un problema, la vera scommessa di questa disgrazia è rappresentata dai tempi di attuazione degli interventi. La gente ci chiede di fare presto”.

Musumeci: “Ci sarà un nuovo provvedimento”
Sul tavolo, per ora, Roma mette solo 33 milioni di euro. “Nei prossimi giorni il governo adotterà un nuovo provvedimento interministeriale – si affretta a precisare il ministro della Protezione civile Nello Musumeci lasciando Palazzo Chigi – per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, non appena sarà definita la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regioni”.
La delusione della Sicilia
La conferenza stampa prevista al termine della riunione, però, salta. Nessuna lamentela pubblica da parte di Palazzo d’Orleans. Si decide di adottare una linea istituzionale, che non alimenti polemiche, ma la cifra ottenuta viene ritenuta comunque al di sotto delle aspettative.
Schifani: “I 33 milioni sono un primo passo”
Schifani si limita ad osservare: “Lo stanziamento complessivo di 33 milioni euro rappresenta il primo passo di un percorso e un segnale di solidarietà per le popolazioni colpite. Queste risorse si aggiungono ai 72 milioni messi a disposizione dal mio governo – prosegue -. Sono certo che si tratti di un inizio e dopo l’ordinanza per le deroghe seguiranno altri decreti per stanziare fondi aggiuntivi”. Il presidente della Regione, nominato commissario delegato per l’emergenza con ampi poteri di delega, ha partecipato al Cdm con rango di ministro, come prevede lo Statuto in caso di provvedimenti che interessano la Sicilia.
Nel corso della riunione Schifani ha posto il tema di una rivalutazione della politica di tutela delle fasce costiere alla luce dei cambiamenti climatici. “Bisogna pianificare in maniera precisa e concreta una difesa dei Comuni costieri che possono essere colpiti da fortissime mareggiate”. La soluzione prospettata è quella delle “barriere a distanza dalle coste, che oggi sono strutturalmente collaudate”. Non banchine ma “grandi massi messi sott’acqua e che evitano le grandi onde che possano devastare il territorio”.

Opposizione e Cgil contro il governo Meloni
Dall’opposizione e dalla Cgil, però, partono le critiche al governo Meloni. M5s, Pd e Cgil non sono convinti dalle intenzioni del governo e vanno all’attacco. “Un’elemosina o poco più – sottolinea il capogruppo dei pentastellati dell’Ars Antonio De Luca -. Ci saremmo aspettati ben altro stanziamento da Roma, visto il disastro che siamo chiamati ad affrontare e il cui bilancio aumenterà sicuramente nei prossimi giorni”. Per il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, la cifra stanziata dal governo “è del tutto insufficiente, a fronte di una Sicilia che ha bisogno di risorse adeguate, certezze sui tempi e di un piano serio di intervento”. Duro anche Alfio Mannino, segretario regionale Cgil: “Cento milioni per tre regioni? Stanziamento che sa di burla”. Oggi, martedì 27 gennaio, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein si recherà nelle zone colpite dal ciclone Harry e Niscemi.
L’Ars accelera sugli aiuti
In questo scenario anche l’Assemblea regionale siciliana è chiamata a dare il suo contributo. C’è da approvare in gran velocità il ddl del governo che consente di utilizzare altri 22 milioni di euro, oltre ai primi cinquanta già stanziati. Lo strumento è quello della variazione di bilancio, che però deve attraversare il normale iter di una legge. Il presidente del Parlamento, Gaetano Galvagno, in conferenza dei capigruppo chiederà di stravolgere l’ordine dei lavori di Sala d’Ercole dare priorità al ddl che va in soccorso delle popolazioni colpite.

