Cristicchi allo Stabile| Li Romani in Russia - Live Sicilia

Cristicchi allo Stabile| Li Romani in Russia

Tratto dall’omonimo poema in versi di Elia Marcelli, il monologo “Li Romani in Russia” racconta l’orrore della guerra attraverso la voce di chi l'ha vissuta in prima persona.

Il 14 Novembre alle ore 21, Teatro Musco

TEATRO
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CATANIA – Il Teatro Stabile di Catania ospita lo spettacolo “Li Romani in Russia”, primo monologo teatrale interpretato da Simone Cristicchi, per la regia di Alessandro Benvenuti. Lo spettacolo, che ha superato le 180 repliche, ha debuttato con grande successo a Mosca il 31 ottobre 2010, nell’ambito di “Solo”, la rassegna internazionale del monologo che si tiene ogni anno al Teatro Na Strastnom.  L’appuntamento catanese è una data unica, il 14 novembre, alle ore 21, al Teatro Musco.

            Tratto dall’omonimo poema in versi di Elia Marcelli, il monologo “Li Romani in Russia” racconta l’orrore della guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona, come in un ideale incontro tra il mondo delle borgate di Pasolini e le opere di Rigoni Stern e Bedeschi. Un teatro civile che si presenta nuovo soprattutto per la forma del testo, mediante l’utilizzo di due elementi: la metrica dell’ottava classica, quella dei grandi poemi epici, e il dialetto romanesco, la lingua del Belli che rende la narrazione ancora più schietta e veritiera. Il risultato è un affresco epico che non omette particolari crudi e rimossi dalla storia ufficiale (il luogo comune degli “italiani brava gente”), e che diviene quanto mai attuale in un’ epoca di “bombe intelligenti” e “guerre umanitarie”.

            Simone Cristicchi, attore naturale e credibile, interpreta una nutrita galleria di grotteschi personaggi, raccontando con passione e coinvolgimento questa tragica epopea, in un monologo “corale” in cui trovano spazio anche momenti ironici e divertenti. Il disegno luci elegante ed evocativo, e la regia impeccabile di Alessandro Benvenuti, rendono questo spettacolo unico nel suo genere: emozionante, divertente, drammatico. L’adattamento teatrale è firmato da Marcello Teodonio, musiche e sonorizzazioni sono di Gabriele Ortenzi/Areamag, le luci di Danilo Facco, i costumi di Sara Quattrini

            Lo spettacolo narra le disavventure di Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola, Remo, un gruppo di giovanissimi soldati della Divisione Torino, spediti a morire da Mussolini nella famigerata campagna di Russia  (1941-1943), l’episodio più drammatico vissuto dall’esercito italiano nella seconda guerra mondiale. Dopo la partenza dalla caserma della Cecchignola, tra le false promesse sull’esito positivo delle operazioni, i treni del regime portano via una generazione sorridente, giovane, sicura di tornare, perché la propaganda fascista inganna sulla realtà della spedizione. E la “passeggiata” si trasforma presto in tragedia armi, abbigliamento e viveri insufficienti, inadeguati, ridicoli. Un esercito di straccioni e sbandati a cui rimangono solo fame, freddo, paura e il sapore di una disfatta: partono 220.000 ragazzi; sulla strada del ritorno dalla Russia ne resteranno circa 90.000.

 Elia Marcelli è tra i pochi reduci che riportano a casa il dolore, la rabbia, e il dovere di testimoniare la sua scomoda verità, raccontando passo passo la spedizione: la retorica religiosa della guerra giusta, l’addio a Roma, il lungo viaggio a piedi, i combattimenti, l’arrivo del Generale Inverno, il nemico; la solidarietà del popolo russo e l’egoismo assoluto dei soldati che rende l’uomo simile alla bestia; il rispetto del proprio dovere, la ritirata, la disfatta; la morte.          Tra un capitolo e l’altro, ecco irrompere la voce stentorea e fiera dei proclami trionfalistici, tipica dei bollettini della radio di regime e simbolo di una disinformazione sulla quale anche all’epoca si fondava il consenso delle masse. L’ appassionante avventura di questi ragazzi poco più che ventenni è raccontata con uno stile cinematografico, rispettando in maniera assoluta la verità della storia, alternando i registri stilistici, dal grottesco al lirico, dal narrativo al tragico, mantenendo costantemente la narrazione sul livello d’una immediata leggibilità.


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