Fabrizio Ferrandelli, come è arrivato a questa quasi intesa con i partiti del centrodestra sulla sua candidatura a sindaco?
“Quando mi sono dimesso da parlamentare regionale ho denunciato lo sfaldamento di un contesto politico. Ho denunciato i cambi di casacca, lo sfaldamento di una forza politica a cui appartenevo. Ho detto: c’è un’impostura, quello che i cittadini hanno votato non è rappresentato. Così ho fondato i Coraggiosi che nel proprio decalogo contemplavano: ‘non mi importa da dove vieni ma dove vai’. Le forze politiche non rappresentano più interessi diffusi. C’è una contrattazione, una interlocuzione individuale del cittadino, perché i corpi intermedi vivono una crisi di rappresentanza. Il mio progetto guarda anche alle regionali e alle politiche e perché io sono convinto che servano nuovi spazi di rappresentanza. E ho creato un network di contatti anche nazionale”.
Sì, ma tornando a Palermo e al centrodestra…
“Palermo è un punto di applicazione di questa visione: io trovo assolutamente coerente con quanto annunciato nel luglio 2016 quando lanciai la mia candidatura il fatto di aggregare trasversalmente forze politiche. Ho registrato come un tentativo di sgambetto la modifica da parte dell’Ars della legge elettorale che ha ripristinato il traino delle liste, abbassando la quota al 40 per cento per la vittoria al primo turno, un sistema che cerca di espellere dalla politica le esperienze libere come la mia. Ma io sono un politico, non un civico. Il mio obiettivo è la vittoria, non la partecipazione. Ci sono pezzi di mondi che hanno avuto una storia diversa dalla mia, esperienze che si uniscono su un programma, di cui io sono depositario. Il nostro è un progetto libero, che non ha finanziatori, se trova altre liste disposte a sostenerlo questo è auspicabile. D’altronde ci muoviamo in un sistema politico impazzito in cui dappertutto si trovano storie con trascorsi nel centro, nel centrodestra, nella sinistra”.
Cioè lei sta dicendo: se Orlando è alleato con qualche ex miccicheiano, io posso allearmi con Miccichè…
“Da Orlando c’era Nino Lo Presti, c’era Edi Tamaio, con lui c’è Totò Cardinale, che era un grande democristiano”.
Anche Orlando lo era.
“Esattamente”.
Sì, ma come vivono le persone di sinistra che hanno aderito ai Coraggiosi l’idea di fare campagna elettorale con Saverio Romano, Miccichè e gli altri?
“Ogni esperimento ci pone davanti a un ignoto. E l’ignoto fa paura. Ma noi abbiamo deciso di avere coraggio. È normale che ogni fase abbia uno smarrimento e un ritrovamento. Io invito i cittadini a guardare al di là. C’è uno scenario nel quale le forze politiche e sociali si stanno riorganizzando per combattere le derive populiste e massimaliste. E non è un caso che un modello gemello al quale io guardo stia avendo successo in Francia, quello di Macron con En Marche, che mi sembra ricalcare il cammino dei Coraggiosi. Mettere insieme forze prima inconciliabili per battere il populismo della Le Pen. Palermo può essere chiave di lettura per quello che può accadere presto in Italia, la ricomposizione di forze popolari e socialiste contro i populisti”.
Mi pare che lei stia dicendo di non essere il candidato “del centrodestra”…
“La mia è una candidatura dei Coraggiosi. Il mio programma è stato elaborato ascoltando migliaia di palermitani. Di quello rispondo con la mia squadra e i miei uomini. Trovare altre forze che vi aderiscono dimostra la lungimiranza di questa visione. Io non posso essere un candidato né di centrodestra né di centrosinistra. D’altronde molti esponenti del Pd, nuove leve della politica, sostengono la mia candidatura. Salvo Alotta aveva partecipato alla prima Leopolda e ora fa un appello alle forze innovative per riconoscersi nel nostro progetto”.
E Antonella Monastra? Lei ha espresso una certa inquietudine per l’alleanza con il centrodestra.
“Antonella ha una storia più marcata di sinistra ma è chiaro che l’invito che rivolgo anche a lei è di gettare il cuore oltre l’ostacolo per superare l’individualità nella storia collettiva. Aderirà alla mia candidatura il Centro democratico di Bruno Tabacci che sta creando a livello nazionale Campo progressista con Pisapia. Perché vedono nella mia candidatura uno spazio aperto, non identitario. Io credo che da Palermo possa partire una elaborazione nuova. Di una fase politica nazionale. Io dico che i venti possono arrivare da diverse direzioni, l’importante è che il capitano non perda mai la rotta”.
Questa scelta può farle perdere qualcosa?
“Io mi sono impegnato da bancario a costruire la città nella quale fare crescere le mie figlie. Non cerco rendite di posizione, una posizione l’avevo, l’ho mollata dimettendomi perché sono impegnato a vincere e mi sono attrezzato per farlo. Così come Orlando unisce storie diverse, io non ho difficoltà a parlare con forze politiche diverse dalla mia. La città ha una scelta. Da una parte c’è il sindaco di tante stagioni. E poi ci sono altre due opportunità di voltare pagina. O nella forma esasperata della protesta, comprensibile, per sfasciare tutto. O con la mia proposta che è di discontinuità ma senza avventure”.
Lei da consigliere comunale faceva un’opposizione dura al centrodestra palermitano allora al potere. È cambiato lei o sono cambiati loro?
“Sicuramente io sono sempre lo stesso. E del resto ci sono le stesse contraddizioni con Orlando che è stato contro il governo regionale e poi fa l’alleanza col Pd, è la politica, bellezza”.
L’indagine a suo carico per voto di scambio politico-mafioso quanto inciderà sulla sua campagna?
“Io faccio riferimento alle parole del magistrato Peppino Di Lello che giorni fa ha proposto una riflessione sull’utilizzo dei pentiti facendo un appello a chi si sente pulito ad andare avanti. Io sono in pace con la coscienza. È grottesco pensare che uno che rinuncia a stipendi e vitalizi dimettendosi, compri i voti. L’ho spiegato ai magistrati, ho reso nota io la circostanza dell’indagine, non mi sono avvalso della facoltà di non rispondere, come sarebbe stato mio diritto. Sono sereno per la mia condotta e mi difendo dall’indagine nei luoghi adatti”.
E se dall’indagine scaturirà un processo? Che potrebbe coinvolgerla da sindaco. Non sarebbe un danno per la città?
“Ci difenderemo. È una cosa a cui purtroppo la vita politica ci ha abituati. È successo a Sala, De Magistris. Chi non ha nulla da temere deve andare avanti”.
Ha detto di lavorare per vincere. Su cosa dovrebbe costruire la sua vittoria?
“Intanto nella prospettiva. Io credo di essere una delle poche proposte politiche fresche. Orlando ha governato stancamente e i palermitani si chiedono se a 70 anni accordargli un altro quinquennio sia un buon investimento. Io credo di esserlo, con la mia onestà e la mia umiltà”.

