Strage di Altavilla, Sabrina Fina: "Sono stati loro, Miriam mente"

Strage di Altavilla, Sabrina Fina: “Sono stati loro, Miriam è una bugiarda”

La donna accusa Barreca e Carandente e querela la ragazza

PALERMO – Sabrina Fina chiede di fare dichiarazioni spontanee. Si proclama innocente, accusa Giovanni Barreca e il compagno Massimo Carandente. Sono loro i soli responsabili della strage di Altavilla Milicia. I due coimputati la ascoltano seduti alle sue spalle, in due gabbiotti separati dai vetri nell’aula al pianterreno del Palazzo di giustizia di Palermo.

Massacro nella villetta degli orrori

Si consumò un massacro nel febbraio 2024 all’interno della villetta di Barreca, nel paese in provincia di Palermo. Nel corso di medievali riti di liberazione dal demonio, andati avanti per giorni, furono torturati e uccisi Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emmanuel, di 16 e 5 anni. Il corpo della madre venne bruciato in giardino. Una violenza inaudita: le vittime furono torturate con gli attrezzi del cammino e incatenate.

strage di Altavilla
La casa dell’orrore

“Miriam è bugiarda”

Sabrina prende la parola al termine dell’udienza davanti alla Corte di assise di Palermo che processa i tre imputati. Giura di non avere colpe, scagiona Miriam Barreca, l’altra figlia dell’imputato. La ragazza, allora diciassettenne e oggi maggiorenne, ha confessato ed è stata condannata a 12 anni e 8 mesi. Eppure, secondo Sabrina Fina, “mente sapendo di mentire”. Solo una delle due dice la verità.

“Querelo Miriam Barreca”

La donna annuncia di avere dato mandato al suo avvocato Franco Critelli Janfer di “querelare Miriam Barreca, è una bugiarda. Sono innocente e lo è anche Miriam che mente per aiutare il padre, lo copre”. Spiega di essere “devastata, ho il dolore dentro, non ho fatto niente. Voglio una perizia psichiatrica su di me per fare emergere che non ho l’indole omicidiaria. Io non c’entro niente in questa storia. Fatemi fare un confronto con Miriam”.

Senza alcun giro di parole sostiene che “è stato Barreca (l’imputato, difeso dall’avvocato Giancarlo Barracato, dopo uno scontro fra perizie, è stato ritenuto capace di intendere volere) e ha trascinato Carandente che non è uscito dalla casa di Sferracavallo (dove vivevano insieme) per uccidere. È stato un femminicidio e un figlicidio sotto le mentite spoglie religiose. Nessuna religione uccide e nemmeno le preghiere”.

“Barreca si voleva vendicare della moglie”

Le torture per scacciare il demonio dai corpi delle vittime non sarebbero il delirante movente della strage: “Barreca è un pericolo per sé e per gli altri. Si voleva vendicare della moglie per i tradimenti. Era convinto che la moglie lo tradisse”. Sulla morte di Kevin spiega che “non voleva prendere ordini dal padre”. Nulla dice su Emmanuel, il più piccolo dei figli trucidati, se non che “i bambini non si toccano”.

Le padelle usate per le torture

Trova una giustificazione, qualora fosse vera la sua versione, al fatto di non avere mosso un dito per evitare la strage: “Volevo chiedere aiuto insieme a Miriam ma me l’hanno impedito”. Alla strage, invece, secondo il pubblico ministero Manfredi Lanza, Sabrina Fina partecipò al macabro rito di purificazione. La donna nega in lacrime: “Io strappavo di mano qualcosa (si riferisce agli attrezzi – padelle, ferri del camino e phon – usati per le torture) per impedire non per commettere atrocità. Non merito tutto questo”.

“Sono innocente. Vi prego, voglio giustizia”, conclude singhiozzando.


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