CATANIA – Sono cinque i sopravvissuti che saranno sottoposti agli incidenti probatori iniziati questa mattina in una delle aule del Palazzo di Giustizia di Catania. Presenti i due indagati: Mohammed Alì Malek, il tunisino indicato come il capitano del peschereccio affondato e Mahmud Bikhit, il siriano membro dell’equipaggio che avrebbe effettuato la chiamata con il telefono satellitare per lanciare l’allarme di soccorso. La prima udienza è iniziata alle 9.30: davanti al Gip il primo dei superstiti ha raccontato davanti al Gip Rosa Alba Recupido le varie fasi della traversata dalla Libia.
Un particolare inedito sarebbe emerso da questa testimonianza: gli scafisti a bordo del peschereccio sarebbero stati quattro. A dichiararlo ai giornalisti è stato il difensore del siriano Mahmud Bikhit, l’avvocato Giuseppe Ivo Russo a margine dell’uidenza. Il migrante avrebbe individuato quattro membri dell’equipaggio, tra cui il capitano. Gli altri tre avrebbero avuto dei compiti precisi: chi si occupava dei motore, mentre gli altri due avrebbero garantito i livelli del natante. Sempre secondo il difensore del siriano sui soggetti sarebbero stati forniti indicazioni generice sul colore della pelle e sull’altezza.
Il Procuratore Giovanni Salvi ,che ha indetto una conferenza stampa per le 15 al Tribunale, ha precisato che è ancora presto per trarre delle conclusioni, anche perchè il Gip Cosentino non ha ancora depositato la decisione sulle convalide dei due fermi. Mohammed Alì Malek è accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e sequestro di persona, aggravato dalla presenza di minori. Ieri il legale che lo assiste Massimo Ferrante, al termine di un colloquio con il tunisino aveva annunciato “che c’erano nuovi elementi investigativi difensivi da approfondire”. Per il siriano le contestazioni sono meno pesanti, tra queste c’è il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche Bikhit durante l’interrogatorio con i pm ha indicato in Alì Malek il capitano del natante. Un’indicazione che ha peggiorato la posizione del 30enne tunisino.
Nel corso dell’incidente probatorio sono stati confermati diversi elementi già palesati dalle testimonianze raccolte dalla Guardia Costiera nella nave Gregoretti, nella prima fase delle indagini. I magistrati Rocco Liguori, Andrea Bonomo e l’aggiunto Carmelo Zuccaro hanno cercato di focalizzare con le domande al primo superstite le varie fasi del viaggio dei migranti. In particolare come era arrivato alla fabbrica dove in migliaia avrebbero stazionato per diversi giorni in attesa della partenza e poi come sono arrivati sulla costa e poi a bordo del natante.
A provocare l’affondamento sarebbero state le manovre errate di Alì Malek, indicato come capitano del peschereccio, che avrebbero causato l’urto con il mercantile portoghese intervenuto in soccorso dei migranti. La magistratura ha ribadito la totale mancanza di responsabilità da parte del comandante del King Jacob che avrebbe, invece, fatto tutto quanto era in suo potere per poter salvare i profughi. I funerali dei 24 cadaveri recuperati si sono svolti ieri nell’isola di Malta. Dai magistrati de La Valletta arriveranno a Catania gli esiti degli esami autoptici sui corpi, elementi che potranno aiutare a cristallizzare meglio la dinamica del naufragio che ha provocato la morte di almeno 750 persone.
Nella giornata di oggi erano stati calendarizzati cinque incidenti probatori. Ma alle 13 era stato svolto solo il primo: la necessità di tradurre le testimonianze infatti allunga di molto i tempi del dibattimento. Potrebbero quindi scendere a quattro le udienze di oggi, per poi completare la prossima settimana.

