PALERMO – Un vorticoso giro di denaro, una suora che accusa la madre superiora e la pesante ombra di una talpa.
Si arricchisce ogni giorno di più l’inchiesta che vede indagata per truffa e auto riciclaggio suor Antonina Cataldo, madre superiora delle “Sorelle missionarie della Misericordia” di Carini.
I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo hanno ricostruito una ventina di passaggi di denaro utilizzato per aprire conti corrente, libretti postali e polizze assicurative, alcune delle quali riscattate per acquistare immobili.
I soldi sarebbero frutto delle donazioni dei fedeli che sarebbero stati raggirati dalla suora. La paura della punizione divina e la convinzione che la suora fosse un ponte con il mondo sovrannaturale li avrebbero spinti ad essere particolarmente generosi.
Nell’istituto di via Don Milani a Carini viveva e operava una missionaria che ad un certo punto ha preferito andare via dalla Sicilia e cercare riparo a Roma. È stata lei a raccontare della presunta mala gestio dei soldi dell’Istituto.
C’è di più perché la stessa suora ha raccontato un dettaglio inquietante. Un giorno tornò in Sicilia per un funerale e seppe che suor Antonina era venuta a conoscenza dell’esistenza di un’inchiesta a suo carico. Le indagini erano partite da poco più di un mese, dunque la soffiata sarebbe arrivata in un momento in cui nessuno, tranne gli stessi investigatori, ne erano a conoscenza.
In alcune intercettazioni si fa riferimento ad una possibile talpa che lavorerebbe al tribunale civile di Palermo. Da chi ha saputo dell’indagine? In un passaggio si parlerebbe anche tentativo di avvicinare un potenziale testimone per convincerlo a non parlare.
La suora ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, ma non si esclude l’esistenza di altri anomali passaggi di denaro e non solo. Nel frattempo il Vaticano ha chiuso l’istituto religioso.
Un uomo che trovò lavoro in un supermercato riceveva richieste di generi alimentari. Suora Antonina attribuiva l’assunzione alle sue preghiere. Si parla anche di una sorta di conto aperto in una gioielleria dove la madre superiora prendeva dei regali e poi qualcun altro passava a pagare.
Gli investigatori sono convinti che ci siano molte più vittime delle sette individuate. La difesa della suora, non solo non ritiene attendibili le denunce, ma è pronta a presentare una affollata lista di testimoni che riferiranno di avere ricevuto solo opere di bene dalla sua suora. Altro che truffatrice.

