Super El Niño, allarme caldo record: cosa può succedere nel 2027

Super El Niño, cosa ci aspetta nel 2027: caldo record, siccità e piogge estreme

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Perché il 2027 potrebbe battere tutti i record e quali rischi corriamo

Il 2027 potrebbe trasformarsi nell’anno più caldo mai registrato a livello globale. A far crescere la preoccupazione è El Niño, che si sta intensificando nel Pacifico e potrebbe raggiungere una forza eccezionale, sommandosi a un pianeta già surriscaldato dal cambiamento climatico. Le conseguenze non riguarderebbero soltanto le temperature: siccità, incendi, piogge torrenziali e alluvioni potrebbero diventare alcuni degli effetti più rilevanti di un fenomeno capace di modificare gli equilibri meteorologici su vaste aree del pianeta.

L’allarme arriva mentre le previsioni iniziano a delineare l’evoluzione del fenomeno tra l’autunno 2026 e il 2027. Il Met Office britannico indica come “molto probabile” che il prossimo anno possa diventare il più caldo mai osservato a livello globale se un El Niño particolarmente intenso si sommerà agli effetti del riscaldamento di origine antropica. Il punto, però, è capire che cosa significhi realmente “Super El Niño” e quali conseguenze potrebbe avere anche sull’Europa e sull’Italia nel 2027.

Cos’è El Niño e perché preoccupa

El Niño è la fase calda dell’ENSO, El Niño-Southern Oscillation, ed è un fenomeno climatico naturale che si manifesta mediamente ogni due-sette anni. Il meccanismo ha origine nell’Oceano Pacifico. Normalmente gli alisei soffiano da est verso ovest e contribuiscono a spostare le acque superficiali più calde verso l’Asia. Quando questi venti si indeboliscono, o possono perfino invertirsi, grandi quantità di acqua calda si spostano verso est.

A quel punto l’oceano trasferisce più calore all’atmosfera. Il risultato non resta confinato al Pacifico: cambiano la circolazione atmosferica e la distribuzione delle precipitazioni, con ripercussioni che possono interessare diverse zone del pianeta. El Niño viene identificato quando le temperature superficiali del mare nell’area di riferimento superano di almeno 0,5 gradi la media di lungo periodo. Ed è proprio ciò che sta accadendo nel Pacifico a destare attenzione.

Perché si parla di un possibile “Super El Niño” nel 2027

Le misurazioni indicano temperature superficiali del mare superiori di oltre 2 gradi rispetto alla norma nella zona del Pacifico in cui nasce il fenomeno e non è escluso che il riscaldamento possa superare i 3 gradi entro la fine dell’anno. Altri scenari arrivano ancora più in alto. Se uno scenario di questa portata dovesse concretizzarsi, si entrerebbe in un territorio eccezionale rispetto agli episodi più intensi osservati negli ultimi decenni. Un altro elemento riguarda ciò che sta accadendo sotto la superficie: in alcune zone, a circa 100 metri di profondità, sono state rilevate temperature oceaniche intorno a 8 gradi superiori alla norma, un enorme serbatoio di acqua calda potenzialmente in grado di alimentare ulteriormente El Niño.

Super El Niño, caldo record nel 2027?

Il problema non è soltanto El Niño. Il fenomeno è naturale e non viene generato dal cambiamento climatico, ma oggi si inserisce in un sistema climatico già molto più caldo. Durante El Niño, infatti, grandi quantità di calore accumulate nell’oceano vengono trasferite nell’atmosfera. Se questo impulso si sovrappone al riscaldamento globale di origine antropica, l’effetto sulle temperature medie può diventare ancora più rilevante. Anni successivi a forti episodi di El Niño hanno già coinciso con record globali di temperatura, come accaduto nel 2016 e nel 2024.

È questa sovrapposizione a portare gli esperti citati dalle fonti a guardare con particolare attenzione al 2027. Non significa, tuttavia, che ogni luogo del pianeta sperimenterà contemporaneamente temperature record. El Niño modifica la circolazione atmosferica in maniera complessa e può produrre effetti molto diversi a seconda delle regioni.

Cosa potrebbe succedere in Italia

L’epicentro di El Niño si trova a migliaia di chilometri dall’Italia, nell’Oceano Pacifico, e questo rende importante evitare automatismi: non è possibile tradurre direttamente un Super El Niño in una previsione meteorologica puntuale per una singola regione italiana con molti mesi di anticipo. Tuttavia, le cosiddette teleconnessioni atmosferiche potrebbero influenzare anche le correnti alle nostre latitudini. Tra l’autunno e l’inverno 2026-2027 viene prospettata la possibilità di stagioni più miti della norma e di una minore frequenza delle tipiche irruzioni fredde.

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C’è poi un altro elemento sotto osservazione: il Mediterraneo eccezionalmente caldo. La combinazione tra un mare carico di energia, riscaldamento globale e configurazioni atmosferiche favorevoli potrebbe aumentare il rischio di fenomeni meteorologici violenti. L’analisi citata indica tra gli scenari da tenere sotto osservazione piogge torrenziali, alluvioni lampo e Medicane, i cicloni mediterranei con caratteristiche tropicali.

Dal caldo estremo alle piogge violente

È proprio questa apparente contraddizione a rendere El Niño particolarmente importante: un pianeta mediamente più caldo non significa soltanto più ondate di calore. Una maggiore quantità di energia nel sistema climatico può accompagnarsi a forti squilibri nelle precipitazioni, con territori alle prese con siccità prolungate mentre altri vengono interessati da piogge eccezionali. La fase decisiva arriverà nei prossimi mesi, quando sarà possibile capire fino a che punto El Niño riuscirà effettivamente a intensificarsi. Le proiezioni disponibili delineano uno scenario potenzialmente eccezionale, ma si tratta ancora di previsioni stagionali e climatiche, non della certezza che ogni singolo evento estremo ipotizzato si verificherà.
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