Taglio ai deputati dell'Ars |Inizia l'esame alla Camera - Live Sicilia

Taglio ai deputati dell’Ars |Inizia l’esame alla Camera

Oggi la commissione Affari costituzionali di Montecitorio discuterà il disegno di legge che porta a 70 i parlamentari dell'Ars (nella foto il relatore del ddl, Antonio Distaso). Ma il "sì" definitivo non potrà arrivare prima della fine di settembre.

Legge in commissione Affari costituzionali
di
6 Commenti Condividi

A sei mesi esatti dall’approvazione all’Ars, la norma taglia-deputati regionali approda alla Camera. Oggi la legge sarà discussa dalla commissione Affari costituzionali di Montecitorio, primo passo dopo l’approvazione in prima lettura del Senato. Ma l’iter è ancora lungo, e nella migliore delle ipotesi la riforma potrebbe vedere la luce solo intorno alla fine di settembre.

La trafila, infatti, è molto complessa. La riforma varata dall’Ars il 7 dicembre è di rango costituzionale, e quindi deve essere approvata due volte sia dal Senato che dalla Camera, con uno “stop tecnico” di tre mesi fra la prima e la seconda lettura. Al momento la riforma ha ricevuto, il 18 aprile, il primo sì del Senato. Otto giorni dopo, il 26 aprile, la legge è stata assegnata alla commissione Affari Costituzionali della Camera, sotto la presidenza del pidiellino Bruno Donati. Il viaggio in commissione inizia oggi: l’iter, sulla carta, è stato avviato il 10 maggio, ma solo nella seduta di oggi pomeriggio la legge, il cui relatore è Antonio Distaso del Pdl, sarà sottoposta alla Prima commissione (della quale, fra gli altri, fanno parte i siciliani Carmelo Briguglio, Enrico La Loggia e Ignazio La Russa).

Da questo momento, però, serviranno ancora diversi mesi. Se oggi la commissione varasse il testo, poi la norma dovrebbe passare all’esame dell’assemblea di Montecitorio con tempi non facilmente prevedibili. Se anche la riforma dovesse essere approvata domani dalla Camera, scatterebbe lo stop tecnico: il primo giorno utile per rianalizzarla a Palazzo Madama, quindi, sarebbe l’8 settembre, un sabato. A quel punto, secondo le previsioni del palermitano Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari istituzionali del Senato, servirebbero, nella migliore delle ipotesi, almeno dieci giorni. Si arriverebbe così al 18 settembre: a quel punto la riforma dovrebbe nuovamente tornare a Montecitorio, dove il sì definitivo, ancora una volta secondo la più ottimistica delle stime, arriverebbe intorno a fine settembre.

Intanto, però, chi ha lavorato alla legge adesso pressa sull’acceleratore. “In queste settimane – dice Giovanni Barbagallo del Pd, uno dei padri della riforma – ho scritto ai presidenti della Camera e del Senato e a Napolitano per chiedere una corsia preferenziale al disegno di legge, affinché vengano accelerati i tempi di approvazione”. Per Barbagallo è una questione di risparmio per le casse della Sicilia, ma non solo: “Il taglio del numero dei deputati in Sicilia – spiega – non solo farebbe risparmiare sette milioni di euro all’anno, ma soprattutto sarebbe un segnale importante per recuperare fiducia da parte dei cittadini che si allontanano sempre di più dalla politica. Salverebbe, inoltre, i deputati dal discredito in cui affogano ogni giorno di più. Oltretutto, la Sicilia non può continuare a essere una zona franca, in cui continuare a perpetrare la logica dello scambio e dei personalismi. Questa è la vera anti-politica. La Sicilia è la regione con il più alto numero di deputati regionali. Basti pensare che la Lombardia ha 80 consiglieri con il doppio della popolazione e l’Emilia Romagna 50 con lo stesso territorio e lo stesso numero di province”. Sulla stessa lunghezza d’onda Vizzini: “Tutti i politici, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale, dovrebbero sottoscrivere un patto: consentire le elezioni e andare a votare solo dopo l’approvazione del taglio dei deputati”.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

6 Commenti Condividi

Commenti

    Pure 70 sono troppi per stipendi che tra diritto ed indotto si aggirano intorno ai 30mila € mensili.
    Ma i Grillini ci penseranno ,vedrete ,a farsi restituire pure quelli di Barbagallo.

    Sarebbe veramente utile e significativo poter arrivare alle nuove elezione con il numero di 70 parlamentari, che secondo me,sono sempre troppi, ma comunque accontentiamoci di questo primo passo ,cosi facendo potranno dire che anno fatto e non sognato come tante altre proposte per….. il bene dei SICILIANI …. e degli ITALIANI…. cosi ci dicono i nostri Politici, che lavorano solo per il nostro bene,comunque e una cosa importante che questo Governo a fatto, cominciare l iter di risanamento della POLITICA…..

    Una riduzione del numero dei deputati coinciderebbe con un innalzamento implicito della soglia di sbarramento. L’ars diverrebbe un parlamento accessibile solo alle lobbies e ai poteri forti. La rappresentanza verrebbe ulteriormente umiliata. Il tutto per risparmiare appena 7 milioni di euro in una regione che ne spende miliardi e miliardi ogni anno…
    Io non ci vedo chiaro…

    È l’ennesima solenne minchiata. Il problema non é il risparmio di 7 Mln di euro a fronte di una Regione che ne spende miliardi. Piuttosto i Parlamenti dovrebbero essere i luoghi d’elezione dei “migliori”… Non è importante quanto vengono pagati, ma la qualità del lavoro svolto.

    i mannassi tutti a zappari sti gran manciatari..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *