Tamajo lascia il gabinetto | dell'assessore Furnari

Tamajo lascia il gabinetto | dell’assessore Furnari

La sede dell'assessorato ai Beni culturali

"Contro di me un processo mediatico". (Nella foto la sede dell'assessorato regionale ai Beni culturali)

PALERMO – “Non posso accettare che sulla mia persona si propalino frasi denigratorie per il solo fatto di trovarmi nell’ufficio di gabinetto dell’assessore ai Beni culturali della Sicilia, Giusi Furnari. Nella mia vita ho svolto funzioni politiche con dignità che non solo hanno dato prestigio ed onore alla mia persona, ma sono state altresì occasioni per dimostrare come i ruoli istituzionali si occupino e si disimpegnino in assoluta libertà”. Lo afferma Aristide Tamajo, funzionario statale, rassegnando le dimissioni da componente dell’ufficio di gabinetto dell’assessorato ai Beni culturali.

“Il movimento dei Democratici riformisti ha inteso avvalersi della mia lunga esperienza politica e di amministratore del comune di Palermo e della Provincia regionale di Palermo, per aiutare un assessore tecnico qual è Furnari nell’attività di governo e di amministrazione – diece -. Ho accettato, valutando con attenzione che questo incarico non gravasse di un solo euro in più alle finanze pubbliche rispetto al trattamento che già ricevo come funzionario direttivo presso il Provveditorato agli Studi di Palermo. E così finora è stato in questi pochi giorni in cui ho prestato servizio negli uffici di Piazza Croci a Palermo. 0ra però ho deciso di dire basta a questa campagna diffamatoria avviata anche contro di me ed ho deciso di ritirarmi come Cincinnato tornando al mio lavoro di funzionario statale. Per tale ragione mi sono dimesso stamani da componente dell’ufficio di gabinetto dell’Assessore Furnari ben consapevole, però, che nonostante l’opera diffamatoria di un deputato e di certa stampa, non c’era una sola causa di incompatibilità nei miei confronti. Anzi per rinfrescare la memoria di qualche paladino dell’ultima ora – prosegue – voglio ricordare come io stesso posi fine al mio incarico di amministratore del comune di Palermo quando entrò in vigore, sotto il governo Lombardo, la legge sulle incompatibilità che non permetteva la presenza contemporanea in consiglio comunale e in giunta di due familiari. Presi tale decisione il giorno stesso del varo della legge, condividendone pubblicamente anche lo spirito, e prim’ancora che questa venisse pubblicata. Non accetto pertanto processi mediatici che non hanno alcun fondamento rispetto a sollevate incompatibilità o per agevolazioni che avrei ricevuto per ricoprire l’incarico di componente dell’ufficio di gabinetto. Metto la parola fine a questa triste vicenda – conclude Tamajo – esprimendo solidarietà a quanti si trovano stritolati da gente di dubbia morale che pur di raggiungere obiettivi personali calpesta la dignità altrui”.


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