PALERMO – A rischiare la condanna più pesante – 8 anni e 8 mesi – è Carmelo Vetro, figlio del capomafia di Favara. I pubblici ministeri di Palermo, Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino completano la requisitoria sul presunto giro di tangenti all’assessorato regionale alle Infrastrutture. Il processo si sta svolgendo con il rito abbreviato.
Queste le altre richieste di pena: Salvatore Vetro (fratello di Carmelo) 5 anni 4 mesi, Giancarlo Teresi (dirigente regionale) 8 anni e 2 mesi, Francesco Mangiapane (funzionario regionale) 6 anni, Antonio Lombardo (cognato dei Vetro) 6 anni e 8 mesi.
Secondo l’accusa, la An.Sa Ambiente di Lombardo (per cui è stata chiesta una sanzione di 140 mila euro) sarebbe stata gestita in realtà da Carmelo Vetro. Lavorava dietro le quinte per via della precedente condanna per mafia che gli impediva di contrattare con la pubblica amministrazione.
L’imprenditore Giovanni Aveni di Barcellona Pozzo di Gotto, ha scelto il rito ordinario.
L’ufficio di Teresi all’assessorato di via Leonardo da Vinci era imbottito di telecamere e microspie. Così i poliziotti della Sisco di Palermo, gli agenti della squadra mobile e della Dia di Trapani avrebbero immortalato la consegna delle tangenti da parte di Carmelo Vetro. La cifra complessiva si attesterebbe sui 40 mila euro.
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Soldi che sarebbero serviti per fare assegnare all’impresa An.Sa Ambiente del cognato di Vetro, le commesse pubbliche per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte, la sistemazione delle spiagge di Scicli, Donnalucata e Terrasini. La parola passa alle difese, poi la sentenza.
Si tratta della stessa indagine che ha coinvolto anche l’ex europarlamentare e manager della Sanità Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata proprio per via dei suoi rapporti con Vetro.




