Palermo, "tangenti per i prestiti dell'Irfis": tutti gli imputati prosciolti

“Tangenti per i prestiti dell’Irfis”: tutti gli imputati prosciolti

Passa la linea difensiva

PALERMO – Tutti prosciolti perché il fatto non sussiste. Si è conclusa davanti al giudice Antonella
Consiglio l’udienza preliminare nei confronti di Paolo Minafò, Antonio Vetro, Francesco Iacolino, Angelo Incorvaia, Valerio Peritore e Giovanni Chianetta.

Inchiesta sull’Irfis nata nel 2012

Il procedimento nasceva come stralcio dell’indagine denominata “Giano bifronte” del 2012 iniziata ad Agrigento e poi trasmessa per competenza alla Procura della Repubblica di Palermo su alcune ipotesi corruttive legate all’erogazione di finanziamenti pubblici da parte dell’Irfis.

Minafò era funzionario dell’Irfis, l’istituto regionale che finanzia le imprese, gli altri sono consulenti del lavoro e amministratori di società.

Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Gioacchino Genchi, Antonino Gaziano, Rocco Gullo, Francesco Gibilaro, Enrico Quattrocchi, Salvatore Cusimano.

L’accusa

Secondo l’accusa, il consulente Vetro avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore. Minafò, difeso da Rocco Gullo, sarebbe stato suo socio occulto. Le tangenti per ottenere i soldi dall’Irfis sarebbero state mascherate sotto forma di parcelle per oltre centomila euro. I soldi sarebbero serviti per spingere l’approvazione delle pratiche per i prestiti da parte dell’istituto finanziario che fa capo alla Regione siciliana.

La difesa

Nel corso dell’udienza preliminare l’avvocato Genchi, difensore di Incorvaia e Peritore ha ricostruito “le gravi anomalie procedurali che hanno caratterizzato l’intero impianto investigativo, fondato in larga parte su intercettazioni telefoniche”.

Il legale ha fatto emergere che la Procura agrigentina aveva omesso di richiedere al Gip la necessaria proroga delle indagini preliminari nei confronti di numerosi soggetti già iscritti nel registro degli indagati.

Ha inoltre evidenziato che diverse intercettazioni erano state eseguite oltre i termini temporali delle autorizzazioni giudiziarie e che le richieste del pm e i decreti di proroga risultavano redatti con formule stereotipate e tecniche di “copia e incolla”.

La difesa ha chiesto l’assoluta inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, sottolineando la totale buona fede degli imputati, i quali avevano ritenuto di intrattenere rapporti con un professionista privato operante per un istituto di credito, senza alcuna consapevolezza della sua pretesa qualità di pubblico ufficiale.


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