Telimar, un buco da 136 mila euro| Così sparivano i soldi dei soci

Telimar, un buco da 136 mila euro| Così sparivano i soldi dei soci

L'ingresso del Telimar

Condannati un ex dipendente dell'esclusivo circolo e il segretario di una società di calcio.

PALERMO – Era addetto alla riscossione delle quote di iscrizione. Solo che avrebbe incassato il denaro senza consegnarlo al Telimar.

Il Tribunale monocratico ha condannato a otto mesi di reclusione l’ex dipendente del circolo, Giovanni Tarantino, e Guido Oliva che, secondo, l’accusa lo avrebbe aiutato ad appropriarsi di 136.995 euro. A tanto ammonta la cifra che gli imputati dovranno risarcire con una provvisionale immediatamente esecutiva al circolo, rappresentato dal presidente Marcello Giliberti che si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Massimo Motisi. Entrambi gli imputati hanno goduto della sospensione condizionale della pena.

Più che un processo è la storia di un rapporto di fiducia tradito. Tarantino, infatti, prima di essere licenziato per giusta causa, ha lavorato al Telimar dal 1992 al 2014. Il 2014 è l’anno in cui i conti non tornano. Comincia a circolare la voce che ci sono soci morosi nell’esclusivo circolo all’Addaura. Fabrizio Di Patti, responsabile della segreteria, si accorge che c’è gente che non paga. Chiedono spiegazioni a Tarantino che taglia corto: “Ho la situazione sotto controllo”.

Basta fare una ricognizione per sentirsi dire dai soci che sono in regola. E così convocano Tarantino che diserta la riunione e presenta un certificato medico. Il dipendente fa giungere una memoria scritta dove sostiene che “per ragioni note al Telimar stesso ed in accordo alla presidenza”, provvede “a versare gli assegni ricevuti nel proprio conto, per poi consegnarne le somme sotto forma di denaro a parte datoriale”. Tutto ciò “per ragioni che potremmo definire comodità di cassa”. Insomma, al Telimar la contabilità è gestita in nero.

Il presidente prende carta e penna e denuncia Tarantino alla Procura della Repubblica. I pubblici ministeri scoprono che l’impiegato è riuscito a carpire la fiducia di quegli iscritti che rilasciavano assegni non trasferibili “in bianco” con la rassicurazione che avrebbe completato l’intestazione con il timbro del Telimar. Con questo stratagemma Tarantino gira gli assegni ad Oliva, segretario dell’associazione sportiva “Delfini Vergine Maria”, di cui lo steso Tarantino è un dirigente. Quindi Oliva fa transitare il denaro sul suo conto per poi ridarlo al dipendente del Telimar, trattenendo una piccola parte per sé.

“Tarantino ha confessato nel corso di dichiarazioni spontanee in dibattimento – spiega il suo difensore, l’avvocato Paolo Grillo – di essersi appropriato di una cifra compresa tra venti e trenta mila euro. Ha negato dunque che la cifra fosse più corposa. Faremo appello”.

La ricostruzione della Procura ha retto al vaglio del Tribunale ed è arrivata la condanna dei due imputati.


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