Ma davvero lo Stato | trattò con la mafia?

Ma davvero lo Stato | trattò con la mafia?

Il boss Provenzano in carcere

Al via il processo sulla cosiddetta trattativa. Lo Stato alla sbarra, insieme alla mafia.

La trattativa, via al processo
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PALERMO– Il lungo cammino verso la verità, una verità che potrebbe essere terribile, ha inizio. Appuntamento con la cronaca e con la storia nell’aula bunker del carcere palermitano di Pagliarelli, dove, davanti ai giudici della corte d’assise, si apre il processo sulla trattativa tra Stato e mafia. C’è chi associa alla definizione l’aggettivo “presunta”. Alla sbarra, in una sintesi finora solo storica da ora anche giudiziaria, gli uomini delle istituzioni e di Cosa nostra, associati in una prospettiva inquietante.

Gli imputati sono Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Marcello Dell’Utri, Nicola Mancino, gli ex vertici del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, il pentito di mafia Giovanni Brusca e il collaborante Massimo Ciancimino che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, mentre Mancino, deve rispondere di falsa testimonianza. Per tutti gli altri otto imputati – come ricorda l’agenza Adnkronos in un puntuale servizio – il capo d’accusa è di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato. Due posizioni sono state stralciate. Si tratta dell’ex ministro Calogero Mannino e del boss Bernardo Provenzano. Mannino ha scelto il rito abbreviato. Provenzano, a causa delle sue condizioni di salute, viene giudicato in un processo parallelo davanti al gup Piergiorgio Morosini. I video di “Servizio pubblico” hanno riacceso il dibattito sul boss in carcere.

Sono complessivamene 178 i testimoni citati dalla Procura, tra i quali il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il presidente del Senato Piero Grasso. L’associazione ‘Libera’ ha già fatto sapere che chiederà di costituirsi parte civile. L’accusa è sostenuta dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene. In un primo momento c’era anche Antonio Ingroia,  partito – come si sa – per il Guatemala e per la sua avventura politica.

Questi i fatti. A corredo le sensazioni, i pensieri e le polemiche che accompagnano un evento di tale portata. Siamo davanti a un maxi-processo bis? L’appuntamento è ancora più importante? Il Maxi ebbe il merito di affrontare la mafia come un fenomeno organico e fu accompagnato da appunti roventi: da scetticismo, da attenzione, da editoriali che smontavano i suoi presupposti e rimandavano ad altra sorgente di diritto, quella che promanava dalle sentenze del giudice Corrado Carnevale. Oggi siamo davanti a domande che scavano a fondo e che presuppongono la risposta a una questione cruciale: ma davvero lo Stato trattò con la mafia?

I tempi sono cambiati. Pure le solite contrapposizioni anti o pro-magistrati hanno un sapore diverso. E la circostanza che mette in mezzo direttamente la politica accentua le divisioni, i partiti presi. Con un fastidioso ritornello che non smette di contrappuntare la cronaca: sul serio ci interessa la verità?


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