PALERMO -– Aveva raccontato di avere fermato una macchina in preda al panico e di essersi allontanato solo quando era certo che i soccorsi sarebbero arrivati. Lo aveva fatto due giorni dopo l’incidente che costò la vita a Francesco Agola, morto dopo nove giorni di agonia il 19 ottobre del 2017. Il giudice Vincenza Gagliardotto della quinta sezione del Tribunale di Palermo ha condannato a otto mesi di reclusione, per omissione di soccorso, il 24enne palermitano che quella notte – era il 10 ottobre di tre anni fa – si è scontrato con lo scooter che guidava l’anziano.
Il giovane è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, al risarcimento di 50 mila euro per ognuna delle tre parti civili, ovvero le due figlie della vittima e la moglie – e ad una provvisionale di diecimila euro. Al 24enne è inoltre stata sospesa la patente per un anno, documento che all’epoca dei fatti non aveva ancora conseguito: la sera dell’incidente era sprovvisto anche dell’assicurazione e sul motociclo 150 non era stata effettuata la revisione.
Agola riportò un trauma cranico e toracico che aveva compromesso gli organi vitali: quella sera, erano le 23 circa, stava percorrendo a bordo del suo Piaggio Liberty la via Capuccini, una strada parallela a corso Calatafimi che collega piazza Indipendenza a via Pitré. I familiari lo hanno sempre descritto come un guidatore attento e scrupoloso, che indossava sempre il casco e da allora si battono per avere giustizia. I primi a soccorrerlo furono alcuni passanti, che lo trovarono per terra, con il volto sanguinante sull’asfalto e il casco ancora allacciato. Un’ambulanza del 118 lo trasportò al Civico, poi fu trasferito in Rianimazione, all’ospedale di Villa Sofia.
Ma Agola non si riprese più: le ferite si rivelarono gravissime e non era stato in grado di raccontare nulla su quel violentissimo scontro. Sul luogo dell’incidente i carabinieri e vigli urbani individuarono il punto dell’impatto, dove furono trovati alcuni pezzi di plastica di uno scooter di grossa cilindrata. Il giovane si presentò il 13 ottobre dai carabinieri di Bagheria, insieme al suo avvocato. Disse di essere rimasto coinvolto nell’incidente e di avere fermato una macchina per chiedere aiuto, assicurandosi che i soccorsi sarebbero arrivati.
Si sarebbe dunque recato a casa, gettando anche parti del paravento distrutto in seguito all’impatto Le indagini sono andate avanti, ma soltanto per l’ipotesi dell’omissione di soccorso, come spiega l’avvocato Rosolino Ulizzi, difensore dei familiari di Agola insieme all’avvocato Giuseppe Martorana. “Le figlie avevano sporto denuncia per omicidio stradale – spiega il legale – ma il ragazzo era stato rinviato a giudizio soltanto per il reato di omissione di soccorso in seguito in seguito ad una immotivata ‘archiviazione tacita’ alla quale ci siamo opposti”. Sulla prosecuzione delle indagini per omicidio stradale si deciderà il prossimo 16 dicembre.

