Truffa dei pannolini: due condanne| Assolti quattro farmacisti

Truffa dei pannolini: due condanne| Assolti quattro farmacisti

Giudicati colpevoli un funzionario dell'Asp e un faccendiere

PALERMO – Condannati il funzionario dell’Asp e un faccendiere. Assolti tutti i farmacisti. La truffa dei pannolini fu una faccenda tutta interna all’azienda sanitaria provinciale.

Pietro Li Sacchi e Giuseppe Villano sono stati condannati a cinque anni e quattro mesi ciascuno di carcere. Gli assolti sono Giuseppe Pepe, Gaetano Sirchia, Diego Genovese, Giuseppe Villano. Furono tutti arrestati in un blitz del 2014.

Secondo l’accusa, alcune persone decedute non sono risultavano vive, ma pure incontinenti. E poi c’erano gli anziani diabetici che, all’improvviso, soffrivano anche di celichia. L’azienda sanitaria provinciale di Palermo presentò un esposto in Procura.

Gli imputati erano accusati di truffa in concorso e di avere falsificato una sfilza di pratiche accedendo in maniera illecita al sistema informatico dell’Asp. Il tutto per incassare i rimborsi dall’azienda. L’ammontare della truffa si aggirava sui duecentomila euro.

Pepe è socio accomandatario della farmacia Trossarelli di via Francesco Paolo Perez, nella zona della Stazione centrale; Sirchia, della farmacia Del Vespro di corso Tukory; Genovese, proprietario anche lui di una farmacia sempre in corso Tukory.

Li Sacchi era funzionario dell’ufficio H del Dipartimento di riabilitazione con sede all’interno dell’ospedale Guadagna mentre Vallino era una sorta di faccendiere.

La procedura era piuttosto semplice: il paziente, la cui incontinenza era stata accertata da una visita specialistica, presentava la documentazione all’Asp che lo registrava in una banca dati. Quindi, lo autorizzava a presentarsi in farmacia per ritirare i pannoloni. Stessa cosa avveniva per i diabetici, affetti anche da celiachia e dunque impossibilitati a mangiare cibi che contengono glutine.

Li Sacchi sarebbe entrato nel sistema informatico per creare delle false identità di pazienti. Molti documenti sarebbero risultati falsificati, a volte appartenevano a persone morte da tempo, oppure a gente emigrata. Alcune pratiche erano intestate ad ignari anziani che, convocati dagli investigatori, dissero di non soffrire di incontinenza e di non avere mai fatto richiesta per ottenere i pannolini. Eppure risultava che li avessero ritirati in farmacia.

Le microspie e le telecamere piazzate dai carabinieri nell’ufficio di Li Sacchi, in via Giorgio Arcoleo, filmarono gli incontri del funzionario con Vallino al quale consegnava blocchi di autorizzazioni falsificate che poi questi avrebbe girato ai farmacisti. Farmacisti che si sono sempre difesi. “Erano ignari di tutto”, hanno sostenuto gli avvocati Carolina Varchi, Michele Gallo, Fabrizio Biondo e Rosa Garofalo. Era esclusivamente dentro l’Asp che si sarebbe annidato il malaffare.

Il giudice per l’udienza preliminare Fabrizio Molinari gli ha dato ragione riqualificando le ipotesi di truffa in reati di falso per i quali è arrivata l’assoluzione o perché il fatto non sussiste, o per non averlo commesso, o ancora perché i fatti non sono previsti dalla legge come reati.

*Aggiornamento
Sull’assoluzione dei farmacisti interviene il presidente di Federfarma Palermo-Utifarma, Roberto Tobia: “Quando nel 2015 apprendemmo del coinvolgimento dei nostri colleghi farmacisti nell’inchiesta ‘Farmagate’, esprimemmo subito stupore e incredulità in quanto, oltre ad essere certi della loro totale estraneità ai fatti contestati, eravamo stati noi stessi, mesi prima, a presentare un esposto in Procura, avendo i nostri sistemi di controllo evidenziato, appunto, una ciclicità di ricette duplicate a firma dei medesimi funzionari dell’azienda sanitaria, poi finiti nell’inchiesta. E avevamo rilevato, contemporaneamente, il fatto che l’Asp di Palermo fosse una delle poche in Italia a non avere ancora adottato sistemi di controllo, cosa che successivamente ha fatto grazie all’impegno e alla dedizione dei funzionari dell’ufficio di controllo Ucarpa. Oggi siamo soddisfatti per la sentenza che riconosce l’integrità dei nostri colleghi e ci dà ragione. Anche se nulla potrà compensare le sofferenze che questi professionisti hanno dovuto sopportare, dall’arresto alla detenzione, dall’umiliazione alla denigrazione”. “Questa triste vicenda – conclude Tobia – ha però due risvolti positivi: da un lato spinge a continuare ad avere fiducia nel sistema giudiziario, in quanto la verità alla fine viene a galla; dall’altro lato conferma, ove ve ne fosse bisogno, che la categoria dei farmacisti è coesa e ha al proprio interno gli anticorpi e i meccanismi di autocontrollo che le consentono di resistere alle lusinghe della corruzione e alle insinuazioni del malaffare”.

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