CATANIA – E’ stata avviata, tra Acicastello e Catania, una nuova iniziativa di tutela archeologica subacquea. Il “Progetto Akis” partirà da settembre con un campo-scuola di tre settimane: l’idea valica certamente i limiti della passione subacquea, intendendo sviluppare tematiche culturali, ricerca storica e tutela del territorio. “Sui beni archeologici sommersi dobbiamo alzare il livello dell’attenzione, sensibilizzare l’opinione pubblica, quindi promuovere conservazione e studio”, afferma Roberto la Rocca, responsabile della Soprintendenza del Mare per la provincia catanese.
Il progetto Archeodive, sviluppato dall’associazione Magna Grecia Outdoor in collaborazione con DNA Shock, e dal direttore dell’area archeologica dott. Francesco Carrera sotto la direzione scientifica della Soprintendenza del Mare, vedrà avvicendarsi uno staff di professionisti della materia e da sommozzatori di una certa esperienza. “Intendiamo mappare la fascia tra Capomolini e Cannizzaro lungo la batimetrica dei -18m”, ci racconta Carrera. “E’ la più saccheggiata, ma anche pochi frammenti di reperto possono ‘parlare’. Da qui possiamo risalire alla storia del territorio, ed è in questo che ci aspettiamo di riuscire”. Lo studio dei punti di approdo lungo la costa, nel corso dei secoli, è uno dei punti focali di questa ricerca: poco ancora se ne conosce.
Cocci e parti di antiche ancore, alcuni dei ritrovamenti più comuni, attendono di essere “decodificati” entro un contesto storico. Ma cosa aspetta gli allievi del campo scuola. “Il progetto è aperto a quegli archeologi che vogliono approcciare la subacquea, ma anche ai subacquei che vogliono specializzarsi: il programma sarà uguale per tutti”.
Su tre livelli si articolerà il percorso: lezioni di teoria, addestramento subacqueo e immersioni di lavoro. “Dal riconoscimento al disegno dei reperti, passando per le adeguate tecniche di navigazione, orientamento e fotografia: s’imparerà a lavorare in squadra per ottimizzare i tempi e produrre risultati”, prosegue Carrera. Anche al fondale verrà assicurata la massima cura: le zone di lavoro saranno contestualmente bonificate dai rifiuti che le infestano. Il corso darà poi diritto al rilascio di crediti formativi universitari, oltre ad un’attestazione della Soprintendenza e al corrispondente brevetto subacqueo.
Particolare non da poco, le immersioni di lavoro saranno riconosciute dall’ Associazione Italiana Operatori Scientifici Subacquei, prestigioso organismo che raggruppa professionisti impegnati in attività di documentazione scientifica. Un dato ragguardevole per il curriculum personale, sia quello di un ricercatore o di un semplice appassionato. Ma la Soprintendenza intende pure aprire un dialogo con le istituzioni e la cittadinanza: in tal senso, ci viene detto, il comune di Acicastello è stato finora quello che ha dimostrato maggior interesse, insieme a diversi centri immersione della zona: ad oggi, le strutture di “Brezza di Mare”, “OceanoMare” e “Sport Sub Ciclope”, non nuove peraltro a simili collaborazioni. Negli anni scorsi non è mancato neppure, riferisce il dott. La Rocca, un appoggio da parte di Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Nel progetto avranno anche ruolo notevole le segnalazioni dei cittadini: ci si augura che molte “voci” circolanti negli anni a proposito di ritrovamenti possano portare ad un rilevamento sistematico di luoghi e oggetti.
Informazioni ulteriori sono reperibili al sito http://www.archeodive.it/progetto-akis/ .

