Tutti in piazza con l'arcivescovo |Il grido dignitoso di Borgo Nuovo

Tutti in piazza con l’arcivescovo |Il grido dignitoso di Borgo Nuovo

La fiaccolata per le periferie abbandonate.

PALERMO- Quaggiù l’epopea della città che si prepara a celebrare i suoi trionfi culturali è un’eco attutita. Quaggiù non arrivano le splendide chiacchiere mondane e le scintillanti cerimonie dei salotti. Quaggiù è ancora Palermo, ma chi risiede a Borgo Nuovo ha come l’impressione di un confino nella periferia perfettamente squadrata, con i suoi spazi cementificati e degradati. Un ghetto.

Eccola, dunque, la cittadella di Borgo Nuovo, in una sera di protesta e dignità. Uno dei suoi pastori, padre Antonio Garau, parroco di San Paolo Apostolo, l’ha convocata per una fiaccolata che rischiari l’indifferenza. Ci sono pure altri preti di veste talare e trincea tra coloro che chiamano. Ecco Borgo Nuovo che trabocca di oscurità, sporcizia e di persone perbene che si lamentano con compostezza. Dice Franco: “Qui la situazione peggiora ogni giorno che passa. Manca il verde, manca la luce, ma le zecche e i topi ci sono. Ma non andrei via per niente al mondo, questa è casa mia”. Dice Rosario: “Sono d’accordo, non mi trasferirei mai”. C’è Salvatore che non ce la fa più: “Vorrei almeno una chiesa come si deve per pregare”. San Paolo è una canonica sgarrupata e inagibile, le messe si celebrano nel salone, in attesa di una promessa resurrezione edilizia.

E c’è don Antonio che fa da cicerone, tra volontà e macerie: “Vedi lì? Hanno scippato il punto luce. Lì, invece, c’è la scuola occupata. Il verde non è curato. La sporcizia è al massimo. Laggiù spacciano. Accanto al cancello della parrocchia troviamo preservativi usati. Sono qui da otto anni. Da sempre combatto perché le periferie abbiano servizi e diritti. Le intenzioni magari sono ottime, ma le carte, spesso, bloccano tutto. Il sindaco? Dov’è il sindaco? L’unico sempre disponibile all’ascolto è Giuseppe Mattina, l’assessore ai Servizi sociali”.

Qual è il punto vero del disagio? La vastità dei problemi provoca un senso di confusione, solo a scorrerla. Il centro del discorso è comunque chiarissimo: qui vivono palermitani che chiedono di essere trattati come se fossero residenti di via Libertà. Tutti sono, ovviamente, d’accordo sul sacrosanto principio. Eppure, quaggiù, via Libertà resta un miraggio, nonostante il tram che è una scommessa di riunificazione: “Infatti – commenta padre Antonio – in tanti lo prendono”.

Le otto di sera. La piazza davanti alla parrocchia si riempie. Da un’auto spunta l’arcivescovo Lorefice, l’ospite d’onore. Si presenta così: “Sono don Corrado”. Si distribuiscono magliettine con gli slogan della manifestazione. Padre Garau, tra poco più di un anno lascerà Borgo Nuovo, per un normale avvicendamento. Qui ha seminato la legalità concreta, non le sue astrazioni. E si è impegnato allo stremo, senza risparmiarsi. Sorride: “Finora non mi è successo niente di male e sono tranquillo. Mi sento protetto dalla gente. Sanno che lotto per loro”.

Don Corrado prega e incita al microfono, davanti a un altare da campo. Chiama in causa le istituzioni: “Nella città degli uomini i servizi sono diritti, non concessioni. I quartieri abbiano ciò che è necessario”. Le sue parole sono accompagnate dagli applausi. Ai piedi dell’altarino c’è un piccolo e coraggioso popolo. Ci sono signore che spingono più passeggini. Ci sono giovani uomini, con profondissime occhiaie, preoccupati per il presente e per il futuro. Ci sono anziani stanchi ma non rassegnati. Ci sono bambini dalle pupille vivaci: potrebbero diventare avvocati, giornalisti, professori, se solo ne avessero il modo. Qualcuno ce la farà; si aprirà uno slargo nel filo spinato e invisibile del ghetto. Ma sarà considerato un’eccezione.

La fiaccolata ha inizio, per diffondere un po’ del suo ottimismo. Borgo Nuovo è un pozzo nero punteggiato da intervalli luminosi. Nessuno si affaccia alle finestre. Si prega, si canta e si prega di nuovo. Don Corrado, l’arcivescovo, regge lo striscione, don Antonio, il parroco, gli cammina accanto. La speranza è palpabile. Chissà se resisterà agli indifferenti. Troppo spesso, a Palermo, hanno vinto quelli che tengono le finestre chiuse.

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