Una poltrona per due| E' guerra dentro l'Ugl

Una poltrona per due| E’ guerra dentro l’Ugl

Una poltrona per due| E’ guerra dentro l’Ugl

Il sindacato è spaccato a metà in tutta Italia e oggi, nel capoluogo siciliano, è andato di scena il duello: da un lato un convegno, dall'altro un sit-in.

Il convegno alla Camera di Commercio

PALERMO – Due segretari per una sola poltrona, quella di segretario nazionale dell’Ugl. E, nel frattempo, una guerra fatta di carte bollate, ordinanze, diffide, denunce, congressi, accuse e veleni che da Roma si stanno estendendo in tutta Italia. L’Unione generale del Lavoro, considerato il quarto sindacato italiano e il primo di area moderata, è ormai dilaniato da una faida interna: da un lato Francesco Paolo Capone, eletto a più riprese segretario dal congresso e vicino a Renata Polverini, dall’altro Taddeo Albanese, anch’egli eletto da un congresso e a capo dei dissidenti che già in parte hanno traslocato in Confintesa. Nel mezzo tutto il sindacato, ormai spaccato a metà. Tant’è che da settimane, alle redazioni dei giornali, arrivano note e comunicati con cui ognuna delle due fazioni delegittima l’altra.

Basti pensare a quello che è successo questa mattina a Palermo. Alla Camera di Commercio l’Ugl di Capone ha organizzato un convegno sul Meridione e sui fondi europei, presentando alcune proposte per risollevare il Sud: seminario a cui hanno preso parte esponenti del governo regionale e dell’Ars, oltre alla Polverini e ai vertici di questa parte del sindacato (tra cui il segretario regionale Giuseppe Messina) che rivendica di essere l’unica legittimata a rappresentarlo. “Possiamo affermare con decisione che subito dopo la conclusione del Convegno SudAct organizzato dall’Ugl – ha dichiarato Giovanni Condorelli, Segretario con delega alla politiche del Mezzogiorno – che anche in Sicilia siamo riusciti ad affermare il principio ispiratore di una nuova e concreta programmazione a medio e a lungo termine, sui temi che il Mezzogiorno deve risolvere con estrema urgenza con la garanzia di una dotazione di fondi europei, che altrimenti dovremmo restituire”.

Il sit-in alla Camera di Commercio

Durante il dibattito, però, proprio davanti alla porta della Camera di Commercio, si teneva un sit-in, con tanto di bandiere, cori e cartelloni, dell’altra fazione guidata da Claudio Marchesini e Beppe Monaco, rispettivamente segretario provinciale e regionale prima del commissariamento (poi revocato) deciso da Capone, che rivendicano la propria legittimità. Il paradosso è che spesso, ai tavoli sindacali, si presentano entrambe le fazioni, con la conseguente e prevedibile confusione che ne consegue.

I sostenitori di Capone hanno celebrato un congresso lo scorso 29 agosto, eleggendo per la terza volta proprio Capone a segretario nazionale, che ha nominato Messina per la Sicilia e per Palermo. A sostegno di questa tesi gli atti di un notaio a riprova di chi aveva il diritto di voto al congresso, visto che il Tribunale di Roma si era espresso sulle precedenti votazioni sospendendo la decadenza di 52 consiglieri nazionali e le conseguenti delibere di elezioni di Capone.

Dall’altro Albanese, espulso da Capone nel 2014 ma eletto dal consiglio nazionale ad agosto di quest’anno (ovviamente disconosciuto dalla controparte), forte dell’ordinanza del Tribunale di Roma che ha di fatto annullato l’elezione precedente di Capone. Questa parte dell’Ugl si basa su tre ordinanze del tribunale di Roma che hanno rigettato i ricorsi di Capone, ma anche su una nota della Funzione Pubblica che ad agosto ha riconosciuto come interlocutore Francesco Prudenzano (uomo di Albanese), in attesa di ulteriori sentenze, e su una nota analoga di Confindustria Firenze.

Insomma, il caos più assoluto mentre si attendono da qui a breve nuovi pronunciamenti dei tribunali che sanciscano, una volta e per tutte, chi rappresenta l’Ugl. Sempre che, da qui alle sentenze, del sindacato resti ancora qualcosa.

 

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