PALERMO – “Quel pass disabili è falso”, gli dissero dopo avere rimosso la sua macchina con il carro attrezzi. “Fotocopiato, non falso. È di mio figlio”, rispose Ninni Vaccarella.
Una giustificazione che non ha evitato il processo al “preside volante”. Si è chiuso con l’assoluzione davanti al Tribunale presieduto dal giudice Maria D’Antonio. “Il fatto non sussiste” è la formula che spazza via una storia di rigorsimo giudiziario.
Il principe della Targa Florio, vincitore alla 24 Ore di Le Mans, che nella sua vita si è diviso fra gli impegni delle corse e la direzione della scuola privata ereditata dal padre, si è affidato all’avvocato Ivano Natoli per fare valere le proprie ragioni.
I vigili urbani notarono il pass fotocopiato sul cruscotto della macchina di Vaccarella parcheggiata nella zona di via Autonomia Siciliana. C’è una ragione: il figlio, anche lui pilota, fu costretto nel 1993 ad interrompere il sogno delle corse per un tragico incidente. Il pass disabile è suo. Per evitare che si usurasse o andasse smarrito ha fatto una fotocopia.
Perché la copia è finita sul cruscotto della macchina di papà? Niente di illecito, la sera prima della rimozione forzata del veicolo, erano usciti insieme come accade spesso. Nessun intento di fare i furbi come è chiaramente emerso nel corso del processo. Da qui l’assoluzione con formula piena.


