Vannacci e Grillo, lo sbarco in Sicilia

In principio Grillo, ora Vannacci: la Sicilia dei ‘conquistatori’

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Dalla traversata allo sbarco. E poi...
IL BAGNO DI FOLLA
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2 min di lettura

In principio (anche se non fu il primo, ma la memoria si staglia vivida) fu Beppe Grillo. Attraversò lo Stretto a nuoto, nell’epica di quell’esserci inconsueto che pubblicamente rappresentava. Quell’atto estetico e sostanziale rappresentava la promessa di una rivoluzione.

Come se fosse ieri, ricordiamo l’entusiasmo di popolo. I siciliani – da sempre ci sentiamo prigionieri di qualcosa e lo siamo, ma di noi stessi – lo accolsero come un fratello, il laico messia di tempi nuovi che non sarebbero arrivati. A lui affidarono voti e desideri. C’è stata una politica, dunque. Non c’è stata una rivoluzione.

Adesso, lo ‘sbarco’ del generale Roberto Vannacci, per il suo tour siciliano (diversissimo nei contenuti dall’impresa del comico genovese e dai dettami dei grillini), si è trasformato in un evento politico rimarchevole. Quello che dice può piacere o non piacere, tuttavia la folla che lo ha accolto, caratterizzata da tanti giovani, è un fatto incontestabile.

Naturalmente, in casi del genere, si va sul velluto. Promesse di redenzione, proclami di rinascite, etc etc, senza la necessità di scendere nel dettaglio dei singoli dossier. Ci sarà tempo per approfondire il programma vannacciano per le Regionali. Intanto, quello che conta, a livello di cronaca, è l’adesione.

Quando si palesano gli incruenti e ambiziosi conquistatori politici – lo scriviamo in senso lato-tecnico, non in formato deteriore – diversi sono i tipi di siciliani che si muovono per lasciarsi annettere. Il siciliano disperato, che non sa più a che santo votarsi. Il siciliano strutturato, magari con esperienze pregresse, in cerca di un posto al sole. Altri ce ne sono, purchessia. Si va, comunque, per chiedere, più che per offrire.

D’altra parte, è legittima la ‘conquista politica’, o il tentativo, in democrazia, nell’ambito di programmi e panorami ideali contendibili. Una prassi di sfide e confronto che riguarda tutti.

Non anticipiamo giudizi su ‘Futuro nazionale’, in una prospettiva meramente siciliana. Per noi si tratta di una comunità politica con eguale dignità. La reazione popolare c’è stata.

Eppure – dando un’occhiata all’andazzo – non possiamo fare a meno di rilevarlo. Alcuni personaggi pubblici, giunti da oltre lo stretto, fanno benissimo il loro mestiere, sfruttando carisma ed esultanza. Magnficano, giurano, prendono i voti, con il bagaglio suggestivo di capovolgimenti utopistici. Alla fine dei giochi, tornano da dove erano venuti. Senza lasciare traccia. Sarà, ancora una volta, così?

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