Carolina Varchi: "Io sindaco? Ecco la risposta"

Varchi: “A Palermo lo Stato c’è. La sindacatura? Sarebbe un onore”

Carolina Varchi
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L'INTERVISTA
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4 min di lettura

Onorevole Carolina Varchi, esponente siciliana di spicco in Fratelli d’Italia, come si risolve l’emergenza data dalla recrudescenza del racket?
“Si risolve con due azioni: le denunce che aiutano i nostri bravissimi investigatori che, coordinati dalla Procura, hanno già dato le prime risposte agli atti intimidatori di questi mesi; il sostegno agli imprenditori che decidono di denunciare le richieste estorsive, garantendo loro sicurezza mediante il controllo dinamico delle attività durante la notte e favorendo i consumi presso le loro attività”.

Lunedì (domani, ndr) il ministro Piantedosi sarà a Palermo: c’è qualcosa che il governo nazionale poteva fare e non ha fatto?
“Il governo è stato sempre molto vicino alla città, basti pensare che Palermo ha cancellato la vergogna delle bare accatastate e allontanato lo spettro del dissesto con le misure straordinarie ottenute – durante il mio breve mandato da vicesindaco – grazie alla grande sinergia con l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Ci sono i 3,8 milioni di euro l’anno per assumere cento nuovi agenti di polizia municipale, con un mio emendamento che il governo ha fatto proprio. Piantedosi ha già dimostrato concretamente di aver chiara la situazione, prova ne siano i 148 agenti di polizia e i 141 carabinieri inviati e, sono sicura, non mancherà di dimostrarlo ancora lunedì”.

Bastano le telecamere per garantire maggiore protezione agli onesti?
“Ben vengano gli investimenti in videosorveglianza, già fatti per 2,7 milioni di euro e ulteriori in corso di realizzazione perché le telecamere sono certamente importanti e mi auguro che in città ve ne siano sempre di più e sempre più connesse con la centrale operativa per favorire il lavoro degli investigatori e la sicurezza sul territorio. Tuttavia, da sole, non possono sostituire la presenza delle nostre forze dell’ordine sui territori”.

I commercianti minacciati dicono: grazie per la solidarietà, però vorremmo anche fatti concreti. Hanno ragione?
“Le otto persone fermate qualche giorno fa sono un segnale concreto di presenza dello Stato. I commercianti che denunciano le richieste estorsive sono protetti dalle istituzioni ma vanno sostenuti anche dalla cittadinanza, ad esempio attraverso il consumo critico. Girarsi dall’altra parte è sbagliato perché la mafia non è un problema solo per le sue vittime ma per l’intera società”.

Secondo lei c’è stata sottovalutazione del fenomeno da parte delle istituzioni preposte all’ordine pubblico, oppure no?
“Non credo. Anzi ritengo che sotto la regia della Prefettura si siano approntate le migliori soluzioni possibili. L’istituzione di tre zone rosse ed i conseguenti controlli straordinari hanno fatto registrare in termini di prevenzione numeri molto importanti. Ovviamente prevenire un reato fa sì che il cittadino non se ne accorga neppure e non valuti il lavoro svolto, ma rivendico la bontà delle zone rosse e mi auguro che vengano munite di un presidio fisso costante oltre ai controlli straordinari e le operazioni cosiddette ‘alto impatto’. Tutelare la legalità nei luoghi della movida significa garantire la sicurezza e la libertà di impresa nel rispetto delle regole”.

Il sindaco Lagalla, in passato, ha ribadito – cifre alla mano – lo stato di ‘sicurezza relativa’ in città. Cosa ne pensa?
“Il mio pensiero sulla sicurezza in città è stato sempre noto, Palermo ha tutti i problemi delle grandi città anche se in misura minore come rivelano i dati, però a quelli si sommano le attività della mafia. Inutile girarci intorno, a Palermo la legalità e la sicurezza vanno conquistate e difese giorno dopo giorno, nessuna statistica positiva deve far abbassare la guardia a chi amministra o governa”.

C’è il pericolo che Palermo torni – se non è già accaduto – al clima cupo delle estorsioni degli anni Ottanta-Novanta?
“Io credo che gli anni Ottanta e Novanta a Palermo non torneranno grazie a tutti i colpi che Procura e forze dell’ordine hanno inferto alle cosche nei decenni a seguire. Però è fuori di dubbio che veder utilizzare i kalashnikov e la benzina per terrorizzare i commercianti da taglieggiare è un’escalation criminale che deve provocare la reazione della cittadinanza oltre che, come avviene, delle istituzioni tutte”.

Ha un appello da lanciare a chi, eventualmente, non denuncia le richieste estorsive?
“Comprendo le paure dei padri e madri di famiglia che si trovano davanti gli uomini del pizzo, però a Palermo ci sono delle validissime professionalità nelle forze dell’ordine e nelle associazioni antiracket. Denunciare è l’unico modo per liberarsi dal giogo di quella formidabile sanguisuga che è la mafia, facendosi aiutare è anche più semplice”.

A proposito del suo orizzonte politico: una sua candidatura a sindaco di Palermo la esclude?
(sommessa risata telefonica, ndr) “Indossare la fascia tricolore della mia città sarebbe il più onorevole degli incarichi, ma rimango prima di tutto una militante quindi il mio impegno nelle istituzioni è stato e sarà sempre deciso con il mio partito, non ho mai coltivato ambizioni personali ma costruito progetti politici”.


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