Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto domenica sera il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, “il quale, sciogliendo la riserva, ha rimesso l’incarico di formare il governo”. A comunicarlo è stato Ugo Zampetti, segretario generale del Quirinale, che ha aggiunto: “Il presidente della Repubblica ha ringraziato il professor Conte per l’impegno posto nell’adempimento del suo mandato”.
Poco dopo l’annuncio di Zampetti, Giuseppe Conte ha rilasciato una breve dichiarazione: “Ho rimesso il mandato di formare il governo del cambiamento. Ringrazio il capo dello Stato e i due leader di M5s e Lega per aver indicato il mio nome. Posso assicurarvi che ho profuso il massimo sforzo e che c’è stato un clima di piena collaborazione con le forze politiche che mi avevano designato. Grazie a tutti”.
È intervenuto poi, contrito ed evidente turbato dalla situazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il capo dello Stato che – lo ha detto chiaro e tondo – non ha voluto prendersi “la responsabilità istituzionale” di un governo in cui era indicato un ministro che aveva espresso più volte posizioni antieuropeiste: “Nessuno può dire che abbia ostacolato la nascita di questo governo. Ho condiviso tutti i nomi dei ministri (clicca qui per consultare i nomi della squadra di Conte), fuorché quello per l’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato per gli operatori economici e finanziari, ho chiesto per quel ministero l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, che al di là della stima e della considerazione della persona non sia visto come sostenitore di linee che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’Italia dall’euro”. “Ho agevolato il tentativo di dar vita a un governo politico tra M5s e Lega, ho atteso i tempi per farlo approvare dalle basi militanti, ho sostenuto il tentativo in base alle regole della Carta”, ha proseguito il Capo dello Stato. “Avevo spiegato – ha svelato – che per alcuni Ministeri avrei posto un’attenzione particolare”. A chi ha chiesto se si andrà ad elezioni ravvicinate, Mattarella ha risposto seccamente: “Mi riservo di decidere sulla base di quello che accadrà in Parlamento nelle prossime ore”. L’ipotesi di un governo del presidente – non si può che chiamarlo così – diventa la più plausibile. Il Capo dello Stato avrebbe già in mente in nome: Carlo Cottarelli, che infatti è stato convocato per lunedì mattina al Colle. Ma è prevedibile che, seppure dovesse ricevere il benestare di Mattarella, non troverà maggioranza in Parlamento. M5s e Fratelli d’Italia hanno già chiesto “la messa in stato d’accusa” per Mattarella.
Il colloquio oggi era iniziato puntuale alle 19 e tutti pensavano si trattasse dell’incontro propedeutico alla nascita del governo, dopo che in giornata il professor Paolo Savona aveva chiarito le sue posizioni in un comunicato ufficiale. “Voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa. Sulle mie idee c’è stata una scomposta polemica, credo all’unione politica europea”, ha scritto. Ma così non è stato: Mattarella ha messo il veto su Savona e il governo giallo-verde è saltato. Ma dal Quirinale parlano semmai di un “irrigidimento” delle forze politiche sulla squadra di governo. Il presidente ha ammonito le forze politiche e le ha invitate a esprimere chiaramente le proprie posizioni in fatto di Europa e di Euro in fase di campagna elettorale, così da ricevere il consenso o il diniego direttamente dagli elettori.
Irrituale era apparso, tra l’altro, il fatto che nel pomeriggio il leader del M5S Luigi Di Maio e il leader della Lega Matteo Salvini fossero stati al Quirinale a colloquio con il Capo dello Stato, nel più stretto riserbo. Si direbbe, in segreto.
Dure le reazioni arrivate dalle forze politiche coinvolte nel mancato “governo del cambiamento”. Matteo Salvini dall’Umbria aveva dichiarato: “Se il governo deve partire condizionato dalle minacce dell’Europa non parte”. Poi ha scritto sui social: “Abbiamo lavorato per settimane, giorno e notte, per far nascere un governo che difendesse gli interessi dei cittadini italiani. Ma qualcuno (su pressione di chi?) ci ha detto No. Mai più servi di nessuno, l’Italia non è una colonia. A questo punto, con l’onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi!”.
Anche Luigi Di Maio è intervenuto su Facebook con una diretta: “Perché il no? Perché le agenzie di rating erano preoccupate? Allora diciamocelo: è inutile votare, perché i governi li decidono le lobby bancarie e le agenzie finanziarie anche quando più del 50 per cento degli italiani aveva espresso il suo consenso per il governo del professore Conte. Se il professor Paolo Savona non va bene per le sue posizioni sull’Ue abbiamo un grande problema di democrazia, la nostra non è una democrazia libera se siamo in queste condizioni. Io sono stato un grande estimatore di Mattarella ma questa scelta è incomprensibile”.
La legislatura, quindi, non è mai iniziata ed è praticamente già finita, la campagna elettorale è nuovamente aperta. Anche se sembra che non si sia mai chiusa.

