“Pungente ed ironico, sagace e pieno di passione per la vita, nei suoi testi, Vincenzo Salamone racconta d’amore e di impegno sociale, della stupidità dell’uomo e delle sue spinte verso l’alto. Storie e ritratti di personaggi che come un cantastorie moderno tinteggia attraverso la sua penna e che narrano di utopie rincorse e della condizione di emarginazione, ricca di umanità e saggezza.
Nella sua musica vivono assieme varie identità culturali e sonore presenti nella tradizione, non solo mediterranea, ma anche nella cultura contadina dei campi di cotone americani ed in quella zingara, nel jazz e nella musica francese, in una cifra stilistica che lo contraddistingue fortemente per originalità e linguaggio”.
La sua performance live si inserisce perfettamente nell’atmosfera creata dalla mostra fotografica “The Walking city”, ospitata da Spazio Trentasei e realizzata in collaborazione con l’associazione spagnola Galeria Alternativa. Un accostamento non casuale, quello tra il tema della mostra, ovvero la città che si intreccia all’arte, e in cui vivono e si esprimono gli artisti che a vario titolo ne sono interpreti, e l’opera di Vincenzo Salamone, fortemente ispirata dal contesto urbano e da ciò che di meglio e di peggio traspare dal suo tessuto sociale.
Come nel substrato di una città nelle sue canzoni, infatti, vi è una paradossale e strana dicotomia tra forza e debolezza. La “forza” non è altro che debolezza e sterile, vigliacca sopraffazione, mentre ciò che la società considera debole e diverso rappresenta la vera spinta verso l’alto, quella risorsa che può insegnare a guardare il mondo e le città con una lente diversa

