“Così aiutiamo gli uomini a fermare la violenza contro le donne”

“Così aiutiamo gli uomini a fermare la violenza contro le donne”

Il percorso psicoeducativo del Cuav
VIOLENZA DI GENERE
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CATANIA – Violenza contro le donne. Da Catania arriva un dato che racconta una lenta ma significativa trasformazione culturale: sono sempre di più gli uomini che scelgono di intraprendere un percorso psicoeducativo presso il C.U.A.V. – Il Primo Passo, il Centro per Uomini Autori di Violenza gestito dall’associazione Centro FamigliE e aderente alla rete nazionale RELIVE.

Attivo da otto anni con un’équipe multidisciplinare, il centro si propone di accogliere, supportare e prendere in carico uomini che hanno agito comportamenti maltrattanti, offrendo loro strumenti per riconoscerli, modificarli e interrompere il ciclo della violenza.

Arculeo: “Triplicate le richieste in due anni”

Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta del centro, traccia un bilancio dell’attività:
“Negli ultimi anni le richieste sono aumentate in modo esponenziale. Siamo passati dalle 29 del 2023 alle 76 del 2024, fino alle 106 del 2025, tra le sedi di Catania (79) e Siracusa (27)“.

A questo dato si aggiunge il carico degli uomini ammoniti dalle Questure, che il centro contatta su mandato: “Solo nel 2025 parliamo di circa 400 a Catania e un centinaio a Siracusa”.

Arculeo sottolinea la necessità di fare rete: «Lavoriamo in sinergia con centri antiviolenza, servizi sociali, tribunali e forze dell’ordine. Per contrastare un fenomeno così grave servono interventi efficaci, percorsi che aiutino gli uomini a riconoscere e modificare i propri comportamenti. La nostra mission si basa su responsabilità e consapevolezza, cardini indispensabili nella lotta al femminicidio».

Chi accede al percorso

Il servizio accoglie sia uomini inviati dal Tribunale – che possono ottenere la sospensione della pena completando il percorso – sia uomini che vi accedono spontaneamente.

“Il 90% degli utenti – spiega Arculeo – è composto da autori di reato condannati nell’ambito del Codice Rosso, che introduce misure urgenti a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”.

Ma il percorso non riguarda solo l’emergenza, insiste il terapeuta: “I C.U.A.V. lavorano per produrre un cambiamento sociale reale. Tuttavia le risorse economiche restano insufficienti e irregolari rispetto all’aumento delle richieste”.

Il lavoro nelle stanze del centro: “È possibile cambiare”

Nella sede catanese di via Lavaggi, è la psicoterapeuta Valeria Squatrito a lavorare in prima linea.

“Molti uomini arrivano con credenze rigide sui ruoli di genere e su ciò che sarebbe “giusto” nelle relazioni. Sono visioni difficili da mettere in discussione, ma il cambiamento è possibile”, racconta.

E porta un esempio concreto: “È emozionante assistere a trasformazioni reali: come quando un uomo che aveva agito violenza sceglie, spontaneamente, di intervenire in difesa di una donna sconosciuta vittima di aggressione verbale. Sono gesti che mostrano che un percorso di responsabilizzazione può diventare un’occasione concreta di consapevolezza, rispetto e cura verso l’altro”.

Il progetto Re.S.P.I.R.O.: accanto agli orfani di femminicidio

Accanto al lavoro con gli autori di violenza, il Centro FamigliE è impegnato da quattro anni nel progetto nazionale Re.S.P.I.R.O. (Rete di Sostegno per percorsi di Inclusione con gli Orfani speciali), che segue orfani e nuclei colpiti da femminicidio in tutta la Sicilia.

“Il progetto ha dato risultati importanti ed è stato rifinanziato fino al 2029”, conclude Arculeo.

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