Viva Palermo e Santa Rosalia! Ma non basta il Festino per vincere la peste...

Viva Palermo e Santa Rosalia! Ma non basta il Festino contro la peste…

Cara Palermo e caro sindaco di Palermo, ci vuole altro
IL FESTINO 2024
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PALERMO – Carissima Palermo, il Festino del quattrocentesimo anniversario del mito di una guarigione è già entrato nel cuore e sotto la pelle di ogni palermitano. Lì dove la nostra amatissima Santuzza cammina da secoli, in una terra consacrata alla speranza, nonostante tutto. Ma non basta soltanto il Festino per vincere la peste.

In quella strada immateriale di passi da fanciulla, che dal Paradiso provengono e in Paradiso torneranno, nella devozione di chiunque guarderà il cielo, stasera, accanto al Carro, fra una preghiera e una epopea di babbaluci, è condensata, carissima Palermo, anche la sembianza effimera delle tue rivoluzioni.

Quante volte hai pronunciato la parola ‘rinascita’? Quante volte hai promesso che saresti stata diversa? E sei cambiata davvero, hai macinato chilometri di passione. Ma poi, in un gioco dell’oca al contrario, hai creduto che tutto quell’amore speso per costruire il futuro fosse andato sprecato.

Questo, infatti, è il tuo e il nostro peccato, tra i più vistosi, più della violenza che è un problema urgentissimo, più della munnizza, più di tutto. L’assenza di una fiducia duratura. Non crediamo in noi stessi abbastanza, pochissimo abbiamo imparato dall’eco dei nostri passi.

Cara Palermo, quanti errori hai da farti perdonare. Nell’indifferenza intima, spesso coperta da uno sdegno esteriore, con cui hai osservato i corpi senza vita dei tuoi figli migliori. Nell’incapacità di custodire i giovani, offrendo futuro.

Nell’ostinazione al peggio, che diventa goduria dello sfacelo, con alibi annessi. Nel risultare arida al talento, inospitale per gli anziani, per le persone disabili, per i sofferenti. Nell’accidia di chi si sente u’ miegghiu, ma non avverte il bisogno di dimostrarlo.

Nella tua schizofrenia tra il dire e il fare. O immagini e non concretizzi, o ti adoperi senza una visione. Quasi mai riesci a essere pragmatica e proiettata verso un orizzonte.

E non è certo una parentesi, perché riempie un vasto scenario materiale, lo sguardo sulle condizioni di una persistente dimensione caotica: fra ciaffico, munnizza e sporcizia a vario titolo. Tanto che a qualcuno, il contesto di oggi, nel primo regno democratico del sindaco Roberto Lagalla, potrebbe sembrare il tempo supplementare dell’ultima sindacatura di Leoluca Orlando.

Sarebbe un’accusa mista fra realtà e rabbia, perché alcune opere sono in corso. Tuttavia, è innegabile che siamo lontani da una normalità in qualsiasi declinazione concepibile.

Ma soprattutto, ecco, Palermo, la tua e nostra vera peste: l’idea che tutto, non solo i miracoli, debba piovere dal cielo e che nulla sia in fondo realizzabile su questa terra. No, non basterà un Festino, per quanto magnifico. Ci vuole la fatica di ogni giorno per vincere la peste.

Stasera, comunque e con qualunque anima, sdrucita o scintillante, saremo accanto alla nostra Santuzza, fanciulla del cielo e della terra. La invocheremo, la cercheremo, la rincorreremo tra le penombre e i giochi di fuoco. Per chiederle, ancora una volta, perdono.


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