Zappalà: "Calenda, si combatte il sistema, non la Sicilia"

Zappalà: “Calenda, si combatte il sistema, non la Sicilia”

L'intervento dell'ex consigliere comunale del centrosinistra
IL DIBATTITO
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CATANIA – “Mi dispiace sinceramente leggere le recenti dichiarazioni dell’on. Carlo Calenda sulla volontà di sciogliere e commissariare il Parlamento siciliano”. A dichiararlo è Lanfranco Zappalà, ex consigliere comunale a Catania già vicino al progetto di Calenda e ad Azione.

“Mi dispiace perché – ha detto – il Parlamento siciliano non è soltanto un’istituzione: è un simbolo della nostra storia, erede di uno dei parlamenti più antichi d’Europa, ed è parte della nostra identità. Attaccarlo in questo modo, soprattutto da chi è stato eletto senatore proprio in Sicilia, lascia amarezza e disorientamento”.

“Eppure – continua – ricordo bene il fermento che c’era in Sicilia intorno al suo progetto politico: entusiasmo, speranza, voglia di rinnovamento. Un’energia nuova, che molti stavano sposando con convinzione. Un entusiasmo che stava crescendo anche a Catania, dove si stava costruendo un percorso serio e concreto per combattere quel sistema clientelare che soffoca la città da decenni.
Un percorso che, però, è stato bruscamente interrotto: Calenda ha finito per sposare un progetto sbagliato, puntando su scelte che hanno tradito quell’idea di rinnovamento e allontanato chi, come me e tanti altri, aveva riposto fiducia e speranza in lui”.

“Forse – continua Zappalà – alcune decisioni prese sul territorio non sono state le più felici; forse non si è voluto davvero far crescere una classe dirigente locale, preferendo appoggiarsi a figure che non avevano alcun interesse a costruire un’idea diversa. Ma questo non può diventare un motivo per disprezzare un’istituzione storica, né per arrendersi all’idea che la Sicilia sia soltanto un problema da commissariare. Il mio dispiacere nasce proprio da qui: vedere una persona attenta, colta, ma capace dimenticare la storia e le potenzialità di questa terra mi dispiace è molto”.

“Nonostante tutto, resto convinto che ci sia ancora spazio per un cambio di rotta: per investire davvero sulla Sicilia, sulle sue competenze, sulla sua voglia di riscatto che non è mai mancata. La Sicilia merita critiche, sì, ma anche fiducia. Chi vuole davvero cambiare – conclude – le cose deve avvicinarsi a questa terra, comprenderne le difficoltà e sostenerne le potenzialità. La battaglia da fare è chiara: si combatte il sistema, non contro la Sicilia”.


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