PALERMO – Il consiglio comunale di Palermo ha approvato il piano di zonizzazione della città, ossia quel piano che indica, strada per strada, qual è il livello massimo di rumore che si può produrre tenendo conto della presenza di abitazioni, ospedali, case di cura o scuole. Un atto obbligatorio per legge, ma di cui il capoluogo siciliano era sprovvisto da almeno 20 anni: era il 2001 quando Palazzo delle Aquile affidò l’incarico al Ciriaf, il centro interuniversitario di ricerca sugli inquinanti da agenti fisici di Perugia. Un iter complesso, laborioso, sfociato in un contenzioso quando il centro ha addirittura intimato al Comune il pagamento delle fatture ma che era necessario, specie per il regolamento sulla movida e per i controlli che dovranno essere effettuati.
Il Ciriaf ha suddiviso l’intera città in 2.829 microaree, su base Istat, assegnando a ognuna di esse una classe su una scala di sei con precisi limiti: c’è una fascia diurna, ossia dalle sei del mattino alle dieci di sera, e una notturna. La classe I (di colore verde chiaro) è quella con i paletti più rigidi: massimo 50 decibel di giorno e 40 di notte, perché riguarda zone con ospedali, scuole, zone di svago, aree di riposo, parchi pubblici; la classe VI (viola) è la più elastica (70 decibel giorno e notte) perché comprende le zone industriali e senza abitazioni. La classe II (giallo chiaro) riporta un limite di 55 decibel il giorno e 45 la notte; la III (giallo scuro) di 60 e 50; la IV (rosso) di 65 e 55 e la V (rosa) di 70 e 60.
Una classificazione effettuata mediante parametri scientifici e tenendo conto della presenza di negozi, case, industrie ma anche densità di popolazione e traffico. Un aspetto, quest’ultimo, non secondario se si pensa che in base di dati Arpa a Palermo il traffico produce almeno 45 decibel di rumore, perfino di notte: il che vuol dire, in poche parole, che perfino una zona scarsamente abitata o con pochi negozi può far scattare una classe superiore solo per le macchine in coda.
Ma come si fa a capire a cosa corrispondono i tetti di decibel? Il fruscio delle foglie, il bisbiglio o il silenzio di una casa producono 20-25 decibel, mentre una notte in campagna arriva a 35, il che vuol dire calma e silenzio. Sui 40-50 decibel si attesta una casa di giorno, una strada non troppo trafficata o una tranquilla conversazione tra amici, mentre un ufficio rumoroso, una strada piena di auto, un ristorante o una televisione a tutto volume arriva a 60-70 decibel, che equivalgono al fastidio per una persona che potrebbe avere anche qualche difficoltà nell’ascoltare una telefonata. Una sveglia, un asciugacapelli o una autostrada vicina possono produrre 80 decibel, mentre un camion, macchinari industriali o una motosega arrivano a 90. Toccano i 100 discoteche, concerti, martelli pneumatici, betoniere, mentre arrivano a 120 sirene e clacson a meno di un metro. Il massimo si tocca con i 130, tipici di un aereo che decolla che possono addirittura provocare dolore in chi li ascolta.
La mappatura della città è assai eterogenea, ma in grandi linee quasi tutto il centro storico è di classe III, a parte alcune microzone di classe II per scuole o ospedali, il che vuol dire massimo 50 decibel di notte, ossia il rumore tipico di una tranquilla conversazione che poco ha a vedere con il rumore solitamente provocato dai locali notturni del centro storico. La fascia costiera, al netto del Cantiere Navale, è di classe II, ossia 45 decibel di notte, mentre Sferracavallo, Mondello o Arenella sono in classe III; sono di classe IV via Libertà, lo Zen, viale Strasburgo, il Cep, viale Lazio anche a causa delle strade molto trafficate come la circonvallazione. La zona Sud della città, dalla Stazione Centrale a Brancaccio, è inserita in classe IV, con la classificazione più alta (V e VI) nella zona industriale e una progressiva riduzione a classe III e II via via che ci si allontana dal centro. Classe I attorno agli ospedali Civico e Policlinico. Sono previste deroghe per l’esecuzione di lavori e per manifestazioni (massimo 70 decibel) che saranno regolamentate successivamente, ma che devono comunque fare riferimento alla normativa nazionale e regionale in materia.
LE REAZIONI
“Va riconosciuto a questa amministrazione e a questo consiglio comunale di essere protagonisti di una stagione di pianificazione senza precedenti nella storia del comune di Palermo – dice Pierpaolo La Commare del Mov139 – Linee guida e schema di massima del Prg, Pgtu, Paes, Pudm, e adesso il piano di zonizzazione acustica. Quest’ultimo non va considerato come punto d’arrivo, bensì come punto di partenza di una serie di interventi di disinquinamento acustico che riguarderanno soprattutto le zone con presenza di scuole ed ospedali. Insomma un work in progress che accoglierà le esigenze di trasformazione del tessuto urbano in un ottica di sviluppo pianificato e sostenibile, anche dal punto di vista acustico. Un ringraziamento ai gruppi consiliari che hanno inteso l’importanza di dotare la città di questo strumento normativo, protagonisti di un dibattito d’aula costruttivo”.
“E’ stato votato anche un mio emendamento – dice Nadia Spallitta del Pd – per i casi di uso promiscuo del territorio (ad esempio residenziale o scolastico) che prevede, a tutela dei residenti, degli studenti e di altre categorie, l’applicazione dei limiti previsti per la classe inferiore (ad esempio quelli per i residenti o per le scuole). Pur riscontrando talune criticità (ad esempio gli studi risalgono al 2012 e necessitano di aggiornamenti) e pur dovendosi affidare a valutazioni squisitamente tecniche di difficile verifica (in relazione alle quali tuttavia non risultano pervenute osservazioni né contestazioni da parte delle associazioni di categoria o dei consumatori), si tratta di un provvedimento dovuto per legge, necessario alla città e che avrà valenza anche sperimentale (quindi perfettibile), e che rappresenta comunque l’avvio di un procedimento: quello del contenimento dell’inquinamento acustico che auspico possa coinvolgere i cittadini ed essere più partecipato”.
“Il consiglio comunale di Palermo ha, dopo tempo immemore, approvato il piano di zonizzazione, obbligatorio per legge e indispensabile per dare regole certe a tutela della salute e del sonno in centro storico – dice il capogruppo dei Comitati Civici Filippo Occhipinti – Anche gli operatori della movida avranno regole più certe e potranno fare investimenti senza assistere, anno dopo anno, alla giungla dei regolamenti. Certo, ora è necessario che il piano venga recepito nei regolamenti già in vigore, non vorremmo che la sua adozione crei confusione. Inoltre è chiaro che senza adeguati controlli, con personale qualificato e strumenti adatti, non sarà possibile applicare il piano per intero senza una valanga di ricorsi. Serve certezza nei controlli, permettendo così l’applicazione della multa ai furbetti ed eliminando ogni arbitrarietà, censurata più volte dal Tar”.


