Corleone, il pasticcio dei vaccini e il dovere di un politico

Corleone, il pasticcio dei vaccini e il dovere di un politico

Il sindaco Nicolosi ha annunciato le sue dimissioni e questo sembra l'unico gesto sensato di una storia imbarazzante.
IL COMMENTO
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Senza spirito di acrimonia, né di invettiva, si può forse scrivere che le dimissioni del sindaco appaiono l’unico gesto sensato del pasticcio dei vaccini a Corleone. Ricapitoliamo i fatti, secondo la cronaca fin qui disponibile.

Il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi, come è stato scritto in un precedente articolo, ha annunciato, attraverso la pagina Facebook del Comune, di avere convocato la giunta per presentare le sue dimissioni. Accadrà domani, lunedì 8 marzo. La decisione è stata presa dopo l’ormai nota indagine del Nas; i carabinieri hanno segnalato alla Procura di Termini Imerese che lo stesso sindaco e gli assessori della sua giunta si sono vaccinati contro il Covid 19 a metà febbraio, pur non rientrando tra le categorie stabilite. Una vicenda che ha sollevato molte e legittime polemiche. Il primo cittadino, un politico di lungo corso, ha replicato così: “Avevo avvertito Musumeci. Il sindaco è l’autorità sanitaria del territorio e per questo mi sono vaccinato”.

E ancora il refrain: “Io mi sono vaccinato alla luce del sole. Ho scritto una lettera al presidente della Regione Nello Musumeci dicendo che i sindaci e gli amministratori dovevano essere vaccinati insieme agli operatori sanitari. Del resto non si comprende come i primi cittadini e gli amministratori non siano rientrati tra le categorie a cui dare priorità visto che il sindaco è la prima autorità sanitaria sul territorio e che gli assessori in questi periodo di chiusura e smart working hanno lavorato per non fare bloccare la macchina amministrativa”.

Qui si possono leggere altre osservazioni a cui si è aggiunta l’ultima puntualizzazione: “Ho passato una notte insonne a riflettere su questa decisione e ho concluso che è giusto che io rassegni le dimissioni anche se rivendico di aver fatto la scelta giusta nel decidere di vaccinarmi e di far vaccinare la giunta”.

Senza, dunque, indulgere alla invettiva o all’acrimonia, possiamo partire da una semplice annotazione a margine, basata su un qualunque manuale di educazione civica: un politico, innanzitutto, deve proteggere la propria comunità. Un principio che vale sempre, ma che assume una rilevanza più acuta in tempo di guerra, cioè di pandemia. Proteggere una comunità significa anche dare l’esempio, senza fraintendimenti, perfino con la parvenza delle azioni. Le intenzioni possono pure essere ottime, ma i comportamenti non devono suscitare alcun sospetto, in senso contrario, che generi sfiducia.

Ora, a prescindere dal contesto e dai ragionamenti su cui il sindaco Nicolosi avrà modo di esprimersi, qual è l’immagine che da Corleone rimbalza sulla stanchezza di una popolazione assetata di speranza? Precisamente quella di una cerchia di privilegiati che si tutela. Non stiamo dicendo che sia così, almeno nelle riflessioni che hanno preceduto una scelta. Non mettiamo in dubbio la buonafede che, in un tempo così difficile, può snodarsi su sentieri poco lucidi e verosimilmente non opportuni, né ci aggrappiamo, come tanti, all’odiosa parola ‘casta’, appannaggio di rabbie senza argomentazioni. Però è innegabile che si tratta di un episodio che, in attesa di ulteriori verifiche e sviluppi, sta rinfocolando l’amarezza per l’esclusione percepita di troppi. E’ sufficiente respirare le reazioni per comprenderlo.

Ma poi c’è un elemento che sembra rendere inagibili, dal punto di vista dell’etica politica, le repliche di cui abbiamo dato conto. Un sindaco è simile al comandante di una nave e la sua giunta ha il ruolo di chi lo aiuta a stabilire la rotta. Se arriva la tempesta, un buon comandante o resta sulla tolda e attende l’esito, oppure, se decide di imbarcarsi su una scialuppa, per evitare di affondare, lo fa soltanto dopo che tutti gli altri sono stati messi in salvo. E ha cura che i primi posti siano occupati dalle persone fragili, da coloro che avrebbero più difficolta a cavarsela. Aspettando il compiersi della storia, ci pare che questo, con ogni buonafede concessa, non sia, appunto, l’esempio che giunge, mentre la bufera della pandemia mette a nudo, per tutti, un egoismo molto più pervasivo delle generosità.

Ecco perché le dimissioni sono, probabilmente, l’unico gesto sensato e politico del pasticcio dei vaccini a Corleone.


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