Il dramma del cane Caramello, ridotto in fin di vita dalle botte, alle prese con una sfida difficile che stiamo raccontando grazie alla sensibilità della nostra Monica Panzica, condensa il volto feroce di Palermo. Una metafora dell’atrocità che subiamo e che ha offerto lacrime e lutti.
Atroce è la violenza che sgorga all’improvviso nell’ombra. Atroci sono gli effetti di quella cecità rabbiosa. Atroce è il dolore che proviamo, davanti all’innocenza massacrata. Atroce è lo sbigottimento al cospetto di un male che non ci sappiamo spiegare.
Se questo stato fosse esaustivo, dovremmo semplicemente piantarla qui, prendere atto che non c’è più niente da fare e chiedere asilo politico altrove. La cronaca del 2025 di Palermo offre una mappa punteggiata dalla devastazione. Ma non tutto, per fortuna, si esaurisce nel pessimismo.
Anche nella storia drammatica di un corpo e di un’anima feriti si avverte una generosa solidarietà a margine. Gesti concreti nel curare, una vicinanza non di facciata, una partecipazione di tantissime persone che hanno letto e commentato i nostri articoli, mettendoci il cuore. Per qualcuno sarà ancora poco, per noi è tanto.
Pure in redazione, nel riportare la cronaca, non siamo rimasti indifferenti, perché i giornalisti non lo sono mai. Ci consola la marea di affetto che ha abbracciato un dolce cucciolo sfortunato.
Palermo è così. Ha, a tratti, un volto feroce, invisibile e impossibile. Però, all’occorrenza, sa mettere in campo il suo cuore vero, quando è necessario. Una consolazione, appunto. Un invito alla resistenza anche per l’anno che verrà.
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