“Il Museo Riso sta morendo. Il museo d’arte contemporanea, che tanto avevamo voluto, per il quale tanto ci siamo spesi, che era diventato un motivo di orgoglio, per me e per tutti i siciliani appassionati di contemporaneo, sta per segnare l’ultimo passo di uno straordinario cammino, l’ultimo atto di un meraviglioso sogno tutto siciliano. Un sogno che è diventato un incubo. Ma io non mi rassegno. Non posso rassegnarmi e chiedo, prego il governatore Lombardo di non permettere che un suo dirigente che ovviamente non ama l’arte contemporanea, possa far risvegliare un intero popolo da quel sogno”. Così il parlamentare nazionale e leader di Grande Sud commentando, sul blog del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, il post dal titolo “Prosegue il lavoro a tutela della Sicilia e dei siciliani”.
E rivolgendosi direttamente al governatore siciliano, il leader del movimento arancione, sottolinea che la chiusura del museo Riso sarebbe “un inaccettabile atto di vandalismo, che a Lei, prima e più che ad altri, la storia addebiterebbe. Glielo chiedo da suo oppositore, pronto a riconoscerLe – aggiunge -, l’indomani stesso, la vittoria politica. Un atto da grande Governatore. Ma, soprattutto, glielo chiedo da siciliano, perché in queste mie parole ci sono i sentimenti, la rabbia, le speranze, c’è l’appello accorato di un mare di gente, il suo popolo, che Lei deve amare, se vuol rappresentarlo, guidarlo, governarlo”.
“Lo ami il suo popolo, dimostri di amarlo veramente. Per una volta ascolti le proteste, gli appelli, le indignazioni, le richieste d’aiuto, le grida che da più parti si sono levate in difesa del Museo Riso. Li ascolti, non sono suoi nemici, è il popolo di Sicilia, il suo popolo, la sua gente”, conclude Gianfranco Miccichè.

