ROMA – Una “sub-variante e non una variante”, la Centaurus (BA.2.75) che preoccupa la Gran Bretagna e oggi anche il Giappone, ma “al momento non sembra avere caratteristiche di dominanza”. Così all’Ansa il direttore dell’Unità di microbiologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Federico Perno sottolineando che “questo virus da quasi 9 mesi non fa nuove varianti ma lavora su se stesso”. Inoltre la BA.2.75, spiega Perno “è una sottovariante derivata tra l’altro da Omicron BA.2 e non da BA.5 e quindi, rileva l’esperto, “ha meno a che fare con la sub-variante più nuova, BA.5, molto più infettiva delle altre”. Inoltre è presente solo in alcuni Paesi “e fa una grande fatica ad emergere”.
Nel mondo sono stati infatti finora confermati 290 casi “a fronte di decine di milioni di infezioni globali al giorno”, dice Perno. Però mette in guardia, “questo non significa che si può abbassare la guardia perchè questo virus ci ha abituato a cambiamenti continui. Al momento è una sub-variante forse di rilevanza immunologica, rispetto al vaccino ma, al momento – conclude l’esperto – non sembra avere una capacità di infettare più delle altre varianti e sotto varianti. Ma va osservata con grande attenzione”.
Isolamento, Perno: “È il momento di fare scelte politiche”
L’isolamento per i positivi al Covid “è una scelta politica su basi scientifiche”. E dipende dalla visione del virus e della malattia. Noi finora abbiamo evitato che il virus circolasse per evitare la malattia. In questo momento la malattia è molto più rara rispetto al passato, è il momento di fare delle scelte politiche, non solo scientifiche”. Così all’Ansa il direttore dell’Unità di microbiologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Federico Perno.
“Io sono convinto – afferma Perno – che l’abbattimento della mortalità grazie al vaccino richiede una fase nuova sulle regole. Noi per l’influenza non abbiamo mai chiuso l’Italia. Dobbiamo decidere se questo virus ha caratteristiche che si avvicinano sempre di più all’influenza o se ha ancora caratteristiche particolarmente gravi. Allora nel secondo caso si tiene chiuso, nel primo caso andiamo verso un allentamento”.
E l’esperto spiega: “Se rincorriamo il virus rincorriamo la malattia, se rincorriamo il virus significa mascherina per tutti e lockdown, come hanno fatto a Shanghai, se rincorriamo la malattia possiamo allentare un po’ la presa sapendo che il virus, pur circolando, non fa tantissimi danni anche se ne fa, e quindi non si dice tana liberi tutti, si allenta un pochino per riprendere la vita normale sapendo che nella gran parte dei casi, questo virus, oggi, e ci tengo a sottolinearlo, grazie a 52 milioni di vaccinati non fa tanto danno”.
“Quindi sì – dice Perno – sono d’accordo con una revisione delle regole sull’isolamento che dovrà essere poi modulata man mano che segue quello che è un percorso naturale di questa malattia”. Malattia, rileva l’esperto, altamente mortale all’inizio “mentre adesso abbiamo una mortalità riportata sotto l’1 per mille, dove il denominatore è rappresentato dal numero di tamponi positivi e sappiamo che almeno il doppio dei tamponi che sono positivi non vengono dichiarati, mentre i decessi sì. Quindi – conclude Perno – abbiamo una mortalità infinitamente bassa rispetto al passato, ma i decessi sono sempre tanti. Dunque allentare ma non tana libera tutti”.
Ciccozzi: quarantena per i positivi? regole da cambiare
Anche per il il direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, Massimo Ciccozzi, interpellato sulla richiesta di modifica della quarantena da parte delle Regioni, le regole sulla quarantena dei positivi al Covid-19 “vanno un po’ cambiate per affrontare un futuro immediato”. “Sappiamo – afferma – che dopo 4-5 giorni i sintomi finiscono e le persone si negativizzano in 8 giorni. Quindi tenerle a casa con regole vecchie non ha senso. Va quindi rivista e accorciata la quarantena adeguandoci a Omicron 5”.
Centaurus ha la stessa contagiosità di Omicron 5
Ciccozzi racconta delle prime analisi sulla nuova variante Centaurus, “Stiamo monitorando. Ha la stessa contagiosità di Omicron 5 – afferma -, a quanto le nostre analisi preliminari ci dicono. Sulla letalità non si hanno dati perchè non è stata fatta la sperimentazione su cellule e quindi non ci sono elementi per dire che questa sub-variante di Omicron è più letale. Unica cosa è che ha due mutazioni di differenza sia da Omicron 5 che da Omicron 2, da cui proviene. Ma queste sono mutazioni che prepongono a sfuggire agli anticorpi. Ed è normale per un virus che deve continuamente superare il sistema immunitario altrimenti soccombe”. Così all’ANSA il direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, Massimo Ciccozzi, secondo il quale questa nuova sub-variante, anche se al momento non sembra preoccupare “va monitorata come monitoriamo tutte le varianti e sotto varianti”.

