Palermo, patteggia una condanna per mafia, ma può fare impresa

Patteggia una condanna per mafia, ma può fare impresa

mafia
Revocata una diffida della prefettura sulla base della riforma Cartabia

PALERMO – Il Cga applica la riforma Cartabia, ribalta un’ordinanza cautelare del Tar e dà ragione ad un imputato che ha patteggiato una condanna per mafia. Non può essere destinatario di una diffida.

Il ricorrente, assistito dall’avvocato Giovanni Lentini, nel 2020 ha patteggiato una pena di un anno e dieci mesi di carcere, con il riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale. Il reato di associazione mafiosa era contestati fino al 1997.

Il Consiglio di giustizia amministrativa (presidente Ermanno De Francisco, relatore Antonino Caleca) nella motivazione dell’ordinanza spiega che la riforma Cartabia ha limitato l’efficacia extrapenale della sentenza di patteggiamento.

L’imputato originario di Partinico, dopo il patteggiamento, aveva avviato un’impresa agricola. La prefettura di Palermo aveva emesso una diffida antimafia che di fatto stoppava l’iniziativa imprenditoriale. Da qui il ricorso cautelare respinto dal Tar e ora ribaltato in appello: la sentenza di patteggiamento “non ha efficacia e non può essere utilizzata a fini di prova nei giudizi civili, disciplinari, tributari o amministrativi, compreso il giudizio per l’accertamento della responsabilità contabile”.

Non possono essere escluse dal perimetro di applicabilità della Cartabia le norme del codice antimafia. Dunque, nell’attesa del giudizio di merito, la diffida va revocata.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI