Festino, il ricordo di Maurizio Bologna

Il Festino senza Maurizio Bologna: quanto manca alla nostra Palermo

Il ricordo di un grande a un anno da un'altra memorabile interpretazione
PALERMO
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Non metteremo la foto truce, sulfurea e magnifica in cui il raffigurato Maurizio Bologna interpretava la peste, mentre accediamo al rito del ricordo, un anno dopo il Festino che lui contribuì a ispirare con un memorabile cammeo.

Pensiamo che le immagini raccontino storie a parte, svincolate dalle parole e dai contesti. Dunque, riconoscendo il crisma di un talento fortissimo, anche in quella occasione, preferiamo contrabbandare un sorriso, un braccio levato, una faccia rivolta verso il cielo. Questa era l’essenza di Maurizio che, purtroppo, non è più sul nostro stesso piano. Ha preso l’ascensore.

Maurizio Bologna si riconosceva nella luce, non certo nel buio che riusciva a rendere da fuoriclasse, capace di vivere nel suo opposto, se la rappresentazione lo richiedeva. Nei sentieri della luce camminava. Con la luce, che sempre porta all’amore inteso come principio esclusivo, da buon amico, chiacchierava.

Manca per diversi motivi che tendono e raggiungono l’infinito. Manca alla sua bellissima famiglia, intessuta proprio dell’amore intramontabile, del coraggio di andare avanti, della forza che ci vuole, quando meno te l’aspetti, perché il cordoglio più sentito è una appena goccia di affetto nella voragine di una perdita.

Manca a chi rammenta i suoi incanti attoriali, ai colleghi che sinceramente lo piangono: e non è sempre scontato, a Palermo, terra di forti amicizie e di rancorose cavallerie rusticane. Manca a chi l’ha incontrato, magari una sola volta, serbando la scultura di un sorriso, l’invenzione di uno sguardo, la pennellata di un’ironia mai greve.

Manca a Palermo, Maurizio: a Palermo immersa nella sua oscurità. Manca davvero come una luce nella schiera di chi ha offerto gioia al cammino di tutti. E vorremmo ancora scrutarli simili chiarori, ora che si specchiano nell’altrove. E vorremmo scoprirli – segnali di una speranza non affievolita – nelle notti della nostra tempesta.


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