CATANIA – Almeno quattro gruppi mafiosi paralleli. A fasi alterne colleghi d’affari o acerrimi nemici. A Catania la mafia da sempre si chiama “Santapaola-Ercolano”: loro hanno un proprio referente provinciale e i propri sottogruppi dislocati in ogni singolo quartiere. Ma alla voce criminalità organizzata, oggi, rispondono anche altre cosche.
Anche i Cappello hanno referenti sparsi per la città e uomini di fiducia, ma la loro organizzazione è differente – ancorchè altrettanto strutturata – rispetto ai Santapaola. I Cursoti Milanesi sono presenti solo in un’area specifica di Catania. E i Laudani concentrati sui paesi etnei, su Acireale. E su altre ‘piazze’.
Il clan ‘metropolita’ dei Santapaola
La mafia provinciale di Cosa Nostra si muove sempre nel nome del suo storico boss, Nitto Santapaola. Da Calderone in poi, di fatto, Santapaola non ha mai avuto rivali in terra catanese. Anzi ha plasmato un clan in grado di muoversi con nonchalance criminale in altre province dell’Isola, divenendo riferimento, persino, in zone come Ragusa, Siracusa, Enna e vaste aree del Messinese.
In città utilizzano referenti temporanei. Boss come Maurizio Zuccaro, per tornare un po’ indietro nel tempo, o come i recenti presunti capi Francesco Napoli e Francesco Russo. Entrambi sono al 41 bis, il carcere duro per i capimafia, nonostante le accuse di esser stati i capi, sinora, non abbiano portato a condanne definitive. Napoli è tuttora in appello dopo essere stato condannato a 14 anni in primo grado. Russo è, invece, ancora sotto processo dinanzi al gup.
Il clan Cappello a San Cristoforo: i ‘carateddi’
San Cristoforo è uno dei quartieri dove i Santapaola tollerano la presenza del clan Cappello. L’azione ingombrante di gruppetti autonomi, agguerriti, facenti capo a un solo coordinamento nel nome del boss Salvatore Cappello, viene da sempre consentita, rispettata. Uno di questi gruppi, noto come il “clan dei carateddi”, è da anni protagonista di trame mafiose.
Così facendo ha potuto gestire, in maniera estremamente redditizia, il business della droga a San Cristoforo. Un gruppo che è riuscito a far scorrere fiumi di cocaina e crack in tutta la città. A San Cristoforo questo li ha fatti spesso entrare in contrasto, pur in una sorta di convivenza forzata agevolata dagli affari, con il gruppo santapaoliano dei Nizza. Al Villaggio Sant’Agata, fino a qualche tempo fa, comandava il gruppo di Giuseppe Salvo, detto “u carruzzeri”, scomparso di recente.
A San Berillo il potere “minato” dei Cursoti Milanesi
Da San Berillo nuovo fino a piazza Stesicoro, è stato storicamente collocato il regno dei Cursoti milanesi, uno dei gruppi autonomi, ma gemellati (in qualche modo) con i Santapaola. La mafia catanese, del resto, vive di alleanze ed è composta a volte da generali senza truppe. Alcuni di essi, peraltro, sono autoproclamati: sulla scia di una richiesta di pizzo riuscita o anche solo di una “situazione” da affrontare e risolvere.
“Melo pasta ca sassa”, al secolo Carmelo Di Distefano, è stato per tanto tempo il referente mafioso della zona di San Berillo. Un potere, il suo, avversato anche dall’interno, da frange emergenti composti da gruppetti di giovani poco rispettosi. Il blitz Cerbero, pochi mesi fa, ha svelato come tra questi due gruppetti fosse in corso uno scontro, una sorta di guerra fredda.
A Picanello opera il gruppo di Melo “u ciuraru”
Il gruppetto che faceva capo a Carmelo Salemi, detto “Melo u ciuraru” perché titolare di un chiosco di fiori, gestiva affari mafiosi nel quartiere antico di Picanello. Si occuperebbe prevalentemente del traffico di droga. Ma anche di tessere rapporti con imprenditori al fine di insinuarsi negli affari più remunerativi.
Una delle accuse emerse dalle indagini che hanno portato alla recente operazione Oleandro è di essere riusciti a infiltrarsi in un’opera pubblica di una certa importanza. In quel caso, il gruppo di Cosa Nostra di Picanello sarebbe riuscito a ottenere, tramite una lievitazione dei costi, qualcosa come 100 mila euro.
Librino, gruppi in azione tra i palazzi e in via Capo Passero
A Librino, i Santapaola si occupano prevalente di spaccio di droga. I gruppi attivi qui hanno “quartier generali” in altre aree.
In via Capo Passero, dalle cronache di questi anni sono emerse numerose storie di spaccio. Pusher operanti sotto casa, gruppi controllati dai clan, sparatorie, delitti. Negli anni scorsi si è sparato, in via Capo Passero, più di una volta. Il motivo è lo scontro per il potere e la gestione delle piazze di spaccio. In una parola: il denaro. Una piazza di spaccio può fruttare anche 10 mila euro a settimana. E questi soldi, per la casse di Cosa Nostra, sono grasso che cola.
I Laudani: dal cuore di Catania alla vicina Acireale
L’operazione Lumia, messa a segno dai militari della Guardia di finanza, ha messo in luce il potere del clan Laudani. È anche questo un clan autonomo rispetto a Cosa Nostra, ma come i Cursoti e a differenza dei Cappello, i Laudani sono subalterni ai Santapaola. Vicinissimi, a tratti pure la “stessa cosa”, come amano dire alcuni di loro, ma differenti.
Ad Acireale il referente sarebbe stato Orazio Scuto “u vitraru”, un presunto capo in grado di comunicare con i suoi anche dal carcere, attraverso schede intestate a extracomunitari. Una mafia in grado di gestire traffici di droga e di pagare gli stipendi dei sodali e delle loro famiglie.

