Strage di Altavilla Milicia: "Così sono stati uccisi", l'orrore in aula

Strage di Altavilla: “Barreca ha ordinato al figlio di uccidere la madre”

Sabrina Fina scarica le colpe sugli altri imputati della carneficina

PALERMO – Prima fu ucciso il piccolo Emmanuel, poi la madre Antonella Salamone, infine l’altro figlio, Kevin. Sabrina Fina ripercorre in aula l’orrore della strage di Altavilla Milicia, ma se ne tira fuori.

Dice di non essere uno degli assassini, di avere solo assistito sotto minaccia all’ondata di violenza. Ci sono evidenti tracce della sua partecipazione, ma lei sostiene di non avere avuto un ruolo. Spettatrice inerme, dunque, e non carnefice come ritiene il pubblico ministero Manfredi Lanza della Procura di Termini Imerese. C’è il marchio della donna agli atti dell’inchiesta sulla carneficina, ma lei scarica scarica le colpe sul marito Massimo Carandente e su Giovanni Barreca.

Altavilla
Sabrina Fina e Massimo Carandente

Davanti alla Corte di assise di Palermo è il giorno dell’esame dell’imputata. La donna risponde alle domande del suo avvocato Franco Critelli.

Accomuna la sua posizione a quella di Antonella Salamone, se la prende con Carandente: “Abbiamo avuto entrambi un padre padrone” e non un compagno di vita. Aveva conosciuto le vittime frequentando una chiesa evangelica. Sia Antonella che la figlia Miriam, rea confessa della strage, le avevano chiesto aiuto: “Volevano andare via da casa”.

pranzo Gesù Altavilla Milicia
La villetta dove avvenne la strage

Era stata invitata con Carandente nella villetta dei Barreca “per pregare” ed invece si trasformò in un rito di liberazione dal demonio compiuto attraverso terribili torture, usando delle catene e gli attrezzi del camino.

Eppure è dal suo cellulare che partì un messaggio indirizzato a Barreca. “A morte”, c’era scritto. “Non avevo io il telefono ma il mio coimputato”, spiega la donna che si rivolge così al compagno con cui avrebbe vissuto “sette anni di inferno e vessazioni”. Sarebbe diventata “una marionetta”, “un burattino” nelle sue mani.

Anche quando scrisse a Kevin “nel nome nome potente di Gesù non dargli niente” in realtà a comporre il messaggio sarebbe stato il compagno. Kevin voleva solo dare un succo di frutta al fratello, ma c’era di mezzo “Satana e domani ti spiegherò perché. Gesù mi è apparso in bagno, domani vi spiego tutto”.

Gli “interrogatori” prima della strage di Altavilla

Fu sempre usando il suo telefono che, in modalità videochiamata, si svolsero gli “interrogatori” delle vittime per trovare la conferma della presenza del maligno. “Mi dicevano quali domande fare, ero costretta, sottomessa, altrimenti non sarei stata una buona cristiana”, aggiunge.

Quando finì sotto interrogatorio il piccolo Emmanuel, di soli 5 anni, “Antonella mi disse che dovevamo recitare perché altrimenti ci fanno del male. Dobbiamo restare tutti vivi. Il marito l’aveva minacciata di volerla cremare. Barreca mi diceva ‘io vi ammazzo se non lo fate’ e io avevo paura”.

Giovanni Barreca
Giovanni Barreca e Antonella Salamone

Giovanni Barreca – marito, padre e carnefice – “guidava l’interrogatorio”, ma il delirio religioso era solo una “scusa, in realtà voleva sapere il nome della persona con cui la moglie lo aveva tradito. Era convinto che solo Miriam fosse figlia sua”.

Anche l’avere abbracciato l’evangelismo sarebbe stata una finzione, un messinscena per evitare i soprusi del marito: “Io sono cattolica, devota ai santi Cosma e Damiano di Sferracavallo”, la borgata di Palermo doveva viveva con Carandente.

La furia omicida

La collera divenne furia omicida quando “Antonella disse a Barreca che voleva andare via e lui rispose ‘te la farò pagare, non vedrai la luce del sole”.

Il primo a morire fu Emmanuel, soffocato con il getto d’aria calda di un phon messo dentro la bocca. “Mi costrinsero a prendere il phon, ho urlato ‘il bambino non si tocca’, piangevo”. “Antonella era in cucina” obbligata a stare sdraiata per terra con la faccia rivolta verso il muro. Carandente chiamò Fina, anche lei era in cucina: “Corri, il bambino non respirava, implorava il padre ‘non mi fare del male”.

Poi toccò ad Antonella Salamone: “Ero lì assieme a Miriam, sono stata costretta a non fare nulla. Lei mente (Miriam Barreca si è autoaccusata e ha accusato Fina ndr). Kevin ha ucciso la madre per ordine del padre. Gli ha detto ‘uccidila, colpisci’. Io sola ho cercato di fermarli, mentre Miriam dormiva sul divano”. Kevin, 17 anni, prese a pugni la madre fino ad ammazzarla poi urlò al padre: “Mi hai fatto uccidere la mamma, non ci vado in galera al posto tuo”.

Presero il corpo della donna, lo portarono in giardino per darle fuoco: “Mi hanno fatto versare lo spirito, poi Barreca ha preso la benzina, la cospargono e danno fuoco”.

L’ultimo a morire fu Kevin: “Gli ha detto uccidetemi, voleva morire per non andare in carcere e ha cercato di sbattersi la testa contro il camino. Loro lo hanno legato con delle catene. Carandente gli ha dato un calcio sulla fronte, gli usciva del liquido”. Fu una strage. Secondo l’accusa, Sabrina Fina ha partecipato all’orrore. Lei nega di avere partecipato alla strage di Altavilla Milicia. Le avrebbero impedito di chiamare aiuto e scarica le responsabilità sugli altri imputati.


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