Voto segreto all'Ars: articolo bocciato. Ddl enti locali rinviato

Voto segreto all’Ars: articolo bocciato. Ddl enti locali rinviato e ora a rischio

Vota a favore solo Luisa Lantieri
la seduta
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PALERMO – “Solo io ho votato verde, ma scusami”. Luisi Lantieri, che presiede la seduta parlamentare, non crede ai propri occhi quando guarda il monitor con l’esito del voto segreto con cui è stato boccato l’articolo 10 del ddl enti locali sulla digitalizzazione degli archivi comunali: 33 contrari e uno favorevole.

Ars, la maggioranza va sotto

Lantieri si rivolge stupita al vice presidente della Regione Luca Sammartino e si volta poi verso il segretario generale Fabrizio Scimè come a cercare qualche spiegazione.
In aula scoppia la bagarre. Sammartino schizza verso i banchi della commissione Affari istituzionali, si forma un capannello di deputati. Il più adirato è Ignazio Abbate, presidente della commissione che da due anni lavora a questo testo di legge.

Prima del voto il governo era andato sotto tre volte, sempre a voto segreto, su altrettanti emendamenti soppressivi di pezzi dell’articolo 10, con i franchi tiratori a spalleggiare le opposizioni.
In pieno caos, Lantieri sospende i lavori e li rinvia a martedì prossimo, alle 15. Salta così l’accordo in conferenza dei capigruppo che prevedeva il voto finale dell’intero ddl questa sera.

Tra i corridoi del Palazzo in tanti danno la stessa chiave di lettura: rinviando la seduta alla prossima settimana non ci sarebbero più i tempi tecnici per applicare il ddl, se fosse approvato, alla tornata elettorale di primavera, con 62 Comuni al voto. Una mossa ordita dai parlamentari che mal digeriscono le norme, ancora da votare, sul terzo mandato per i sindaci e sul consigliere supplente.

I nomi di chi ha votato contro

Nascondendosi dietro al voto segreto i franchi tiratori della maggioranza sono riusciti più volte, votando con le opposizioni, a bocciare norme del governo e a mandare segnali politici al presidente Renato Schifani. Ma questo pomeriggio una mossa a sorpresa concordata da molti deputati del centrodestra poco prima di votare in aula una norma del disegno di legge per gli enti locali – poi bocciata sotto i colpi del voto segreto richiesto da Pd e M5s – ha svelato per la prima volta i volti dei franchi tiratori.

A bocciare col voto segreto la norma sulla digitalizzazione degli archivi comunali sono stati 33 deputati, solo uno il voto favorevole. Alla lettura dei numeri, la presidente di turno Luisa Lantieri (Fi) si è rivolta verso il vice governatore Luca Sammartino presente in aula: “Solo io ho votato verde, ma scusami”. In aula è scoppiata la bagarre.
Poi col passare dei minuti è emerso lo stratagemma che ha permesso di smascherare i franchi tiratori. Avendo capito che la norma sarebbe stata bocciata – in precedenza il governo era andato sotto tre volte su emendamenti soppressivi di parti del testo – i deputati della maggioranza hanno deciso di togliere i tesserini per far mancare il numero legale; ma chi non l’ha tolto, ha votato e così il suo voto è diventato palese.

Nel verbale della seduta recuperato dall’ANSA c’è l’elenco dei nominativi dei deputati che hanno votato, sono 34, e quello degli assenti (quasi tutti quelli che hanno tolto i tesserini). E si scopre così che tra i 33 voti contrari, che hanno affossato la norma, ci sono 7 parlamentari della maggioranza: Nicola D’Agostino, Margherita La Rocca Ruvolo e Riccardo Gennuso di Forza Italia; Ludovico Balsamo, Giovanni Di Mauro, Giuseppe Lombardo e Santo Orazio Primavera dei Popolari-autonomisti. Ha votato contro anche Gianfranco Miccichè del gruppo Misto.


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