Corruzione: condannati Paolo Arata e il dirigente regionale

Corruzione: condannati il prof legato alla politica e il dirigente regionale

Paolo Arata
Un "giro di tangenti" nell'eolico

PALERMO – Il verdetto è arrivato dopo 15 ore di camera di consiglio. La IV sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, ha condannato Paolo Arata a 8 anni e 9 mesi di carcere per corruzione propria.

Paolo Arata e gli altri imputati

Arata, professore genovese di Ecologia e faccendiere, è stato deputato di Forza Italia e consulente della Lega sull’energia. Il figlio Francesco Paolo ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi. Tre anni sono stati inflitti ad Antonello Barbieri, fidato collaboratore degli Arata; otto anni ad Alberto Tinnirello, ex dirigente dell’assessorato regionale Energia.

Il tribunale ha disposto anche la confisca di alcune società del gruppo Arata-Nicastri: Etnea srl, Solcara srl e Solgesta srl.

Il re del vento

La vicenda giudiziaria inizia nel 2019 con l’arresto di Arata e del figlio Francesco Paolo. Il pubblico ministero Gianluca De Leo contestava ad Arata di avere fatto affari occulti con Vito Nicastri, che da semplice elettricista aveva fatto fortuna divenendo l'”eroe del vento”. “Io sono socio di Nicastri al 50%”, diceva Arata intercettato.

Il patrimonio miliardario dell’imprenditore è ormai in confisca. Tanti gli investimenti di Nicastri nell’eolico. Una parte del denaro servì a finanziare la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

L’inchiesta svelò inoltre un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolse anche i due dirigenti regionali Giacomo Causarano (condannato separatamente in un altro processo a 2 anni), Alberto Tinnirello, lo stesso Nicastri e il figlio Manlio che patteggiarono dopo aver fatto numerose ammissioni, e Antonello Barbieri che ora ha avuto 3 anni.

“Tangenti per 500 mila euro”

“Ogni volta che dovevo parlare con Alberto Tinnirello mi rivolgevo al responsabile del procedimento, Giacomo Causarano”, raccontò Nicastri ai pm. Per un progetto di realizzazione di due impianti di biometano a Francofonte e Calatafimi il prezzo della corruzione sarebbe stato 500 mila euro. “Ho consegnato a Causarano personalmente nei miei uffici 100 mila euro in tranche da 10-12 mila euro, – rivelò Nicastri – denaro che secondo quanto riferitomi da Causarano avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello”.

A Barbieri, invece, si contestava l’essere stato socio occulto del re dell’eolico nel 2015 e di aver ceduto la sua parte ad Arata per 300mila euro. Il denaro sarebbe poi andato a Nicastri.

Una tranche dell’indagine finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. Il procedimento è ancora in corso.


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