PALERMO – Subiva minacce dallo scorso novembre, quando il Comune di Palermo gli ha assegnato un alloggio popolare nel quartiere Zen 2, assegnazione non gradita ai criminali che gestiscono il racket degli alloggi.
Ieri il legittimo assegnatario è stato picchiato davanti alla moglie e ai figli, aggredito a cinghiate, calci e pugni. L’uomo ha denunciato l’accaduto al commissariato di zona, raccontando le vessazioni subite da tempo, cominciate con un perentorio “qui non ci puoi stare, te ne devi andare o ti finisce male a te e alla tua famiglia”. Lo riportano oggi alcune testate locali.
Solo qualche settimana fa, un’altra famiglia era stata costretta ad abbandonare il proprio appartamento per la stessa ragione e in quel caso l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, insieme ai docenti universitari Costanino Visconti e Gioacchino Lavanco e alla giornalista Stefania Petyx avevano presidiato la casa, trascorrendo un paio di notti nell’appartamento, fino al ritorno della famiglia. Sul racket delle case popolari la procura di Palermo ha aperto un fascicolo.
Dei circa duemila appartamenti dello Iacp, gestiti dal Comune, si stima che oltre un quarto è in mano alla famiglia mafiosa dello Zen, che gestisce il racket chiedendo il pizzo per i collegamenti dell’energia elettrica e dell’acqua.
La solidarietà della Cisl di Palermo
“Esprimiamo la nostra solidarieta’ e vicinanza alla famiglia cingalese finita nel mirino del racket delle case popolari allo Zen. Questo deprecabile episodio conferma che sul fronte del contrasto al degrado sociale e alla illegalita’ diffusa unita alla prepotenza e alla violenza, c’ e’ ancora molto da fare”. Lo afferma la segretaria generale Cisl Palermo Trapani Federica Badami.
“Siamo a disposizione di questa famiglia con le nostre associazioni e servizi per tutelare e difendere i loro diritti. Non è accettabile questo muro di illegalità che ha reso il quartiere un ‘ghetto’. Bisogna difendere le forze positive di questo quartiere, la chiesa, le associazioni, le istituzioni scolastiche e abbattere questo muro per liberare la zona dall’oppressione del degrado sociale”.

