Carmelo Vetro, boss agrigentino con amicizie importanti

Carmelo Vetro, da rampollo di mafia a boss con amicizie importanti

Carmelo Vetro
Già arrestato nel 2012 oggi torna in carcere

PALERMO – Aveva 26 anni quando lo arrestarono nel 2012. Oggi, che di anni ne ha 40, Carmelo Vetro torna in carcere. Condannato per mafia, aveva finito di scontare la pena nel 2019. Da allora avrebbe continuato a tessere relazioni “eccellenti” con gli alti burocrati della Regione ai quali avrebbe pagato tangenti per ottenere in cambio “favori” e appalti.

Vetro sarebbe anche legato alla massoneria. Alla “Gran loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori”.

Figlio di un boss ergastolano, Carmelo Vetro ebbe un ruolo di primo piano nella riorganizzazione della mafia agrigentina dopo l’arresto dei latitanti Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone.

Di lui aveva parlato Maurizio Di Gati, capo della provincia di Agrigento fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, poi divenuto collaboratore di giustizia: “Carmelo insieme a Rosario Chianetta mi ha aiutato trovandomi un alloggio dove trascorrere la latitanza. Mi misero a disposizione una casa di Favara. Mi portavano da mangiare. Io, Chianetta e Carmelo Vetro, nel 2005, un anno prima del mio arresto, eravamo soci in un impianto di calcestruzzo. Avevamo delle quote occulte, non ricordo chi fossero i prestanome”.

I giudici che lo condannarono a 9 anni lo descrivevano come “un uomo a disposizione di Cosa nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”.

Le nuove indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo lo piazzano al centro di alcuni appalti e ad un rete di relazioni che coinvolgerebbero anche il manager della sanità Salvatore Iacolino.


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