Delitto di Garlasco: storia e teorie sulla morte di Chiara Poggi

La storia del delitto di Garlasco: nuove analisi e un indagato 18 anni dopo

Tutto quello che c'è da sapere sulla 26enne assassinata nel 2007 nella villetta di famiglia
LA RICOSTRUZIONE
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A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a far discutere. Quello che sembrava un caso definitivamente chiuso con la condanna di Alberto Stasi è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria dopo la riapertura delle indagini e l’emergere di nuovi elementi investigativi. Tra analisi del Dna, impronte e nuove tecnologie forensi, la vicenda resta una delle più complesse della cronaca italiana. Ecco la storia del delitto di Garlasco ricostruita per tappe.

Storia del delitto di Garlasco: cosa accadde il 13 agosto 2007

La mattina del 13 agosto 2007 Alberto Stasi, all’epoca 24enne, chiama i soccorsi: “Ho trovato una persona uccisa in via Pascoli, venite”. Nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia, viene ritrovato il corpo senza vita della fidanzata Chiara Poggi, 26 anni, sulle scale che conducono alla cantina.

I genitori e il fratello della giovane erano in vacanza in Trentino. Gli investigatori ipotizzano che l’arma del delitto possa essere stato un martello, ma l’oggetto non verrà mai ritrovato.

Le prime indagini e l’arresto di Alberto Stasi

Sette giorni dopo il ritrovamento del corpo, Alberto Stasi – studente della Bocconi – viene accusato di omicidio volontario. È l’unico indagato.

Gli investigatori nutrono dubbi sui suoi abiti, ritenuti troppo puliti rispetto alla scena del crimine. Il 24 settembre 2007 viene arrestato su ordine della Procura di Vigevano, ma pochi giorni dopo il giudice dispone la scarcerazione per mancanza di prove.

Il processo: assoluzioni e ribaltamenti

La vicenda giudiziaria si trascina per anni tra assoluzioni e colpi di scena.

  • 2009 – processo con rito abbreviato: Stasi viene assolto
  • 2011 – assoluzione confermata in appello
  • 2013 – la Cassazione annulla la sentenza e ordina un nuovo processo d’appello.

Nel 2014, nel cosiddetto appello bis, la Corte d’assise d’appello di Milano condanna Stasi a 16 anni di carcere, senza aggravanti. L’anno successivo la Cassazione conferma definitivamente la condanna e Stasi entra nel carcere di Bollate.

Nel 2016 i familiari di Alberto Stasi presentano una richiesta di revisione sulla base di una perizia genetica che attesterebbe che il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi non apparterrebbe al suo fidanzato. Ma la Cassazione la respinge .

Le prove che portarono alla condanna

Tra gli elementi che hanno pesato nelle sentenze:

  • la convinzione che l’assassino fosse una persona conosciuta dalla vittima
  • alcune testimonianze su una bicicletta nera vista nei pressi della villetta
  • tracce genetiche compatibili con Chiara Poggi trovate su una bici utilizzata dalla famiglia Stasi
  • le impronte di Stasi su un dispenser di sapone nella casa della vittima.

Il nome di Andrea Sempio nelle indagini

Nel corso degli anni emerge anche il nome di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Il suo profilo era già stato analizzato nel 2007 ma l’indagine venne archiviata nel 2017, quando il gip stabilì che era “categoricamente esclusa” una sua responsabilità.

La riapertura del caso nel 2025

Nel 2025 Andrea Sempio viene nuovamente indagato per omicidio in concorso.

Al centro dell’inchiesta:

  • il Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, incompatibile con quello di Stasi
  • nuove analisi eseguite con tecniche di ultima generazione.

Sempio inizialmente si rifiuta di sottoporsi al tampone salivare e al test del Dna, poi disposti in modo coattivo.

Nuove perquisizioni e la ricerca dell’arma

Nel maggio 2025 vengono eseguite perquisizioni nella casa di Sempio a Voghera, nell’abitazione dei genitori a Garlasco e nelle case di due amici. Gli investigatori sequestrano telefoni e computer.

Nel frattempo, le ricerche si concentrano anche su un canale a Tromello, dove secondo una testimonianza indiretta sarebbe stata gettata l’arma del delitto. Durante il dragaggio viene trovato anche un martello, ora oggetto di analisi.

Le impronte e le nuove analisi forensi

Gli inquirenti hanno inoltre riesaminato un’impronta individuata sulle scale della villetta di Garlasco.

Secondo la Procura:

  • l’impronta sarebbe compatibile con il palmo destro di Andrea Sempio
  • presenta 15 punti di corrispondenza dattiloscopica.

La difesa contesta però l’attribuzione, sottolineando che l’analisi è stata effettuata solo sulle immagini perché la traccia originale era stata raschiata.

Storia del delitto di Garlasco, il mistero del Dna “ignoto”

Durante nuove analisi sui reperti è emersa anche una minima traccia di Dna maschile non identificato, soprannominata “ignoto 3”.

Successivi accertamenti hanno stabilito che si trattava di una contaminazione legata ad altre autopsie effettuate prima di quella di Chiara Poggi, escludendo quindi un collegamento con il delitto.

L’indagine sull’ex procuratore di Pavia Mario Venditti

Nel settembre 2025 la Procura di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia che nel 2017 aveva firmato l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio.

L’ipotesi investigativa è quella di corruzione in atti giudiziari. Secondo i magistrati bresciani, Venditti sarebbe stato corrotto per favorire l’archiviazione della posizione di Sempio.

Nell’ambito dell’indagine sono state eseguite perquisizioni:

  • nell’abitazione dell’ex magistrato
  • nella casa dei genitori e degli zii di Andrea Sempio.

Risulta indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Gli accertamenti mirano a verificare eventuali pressioni o vantaggi indebiti legati alla gestione dell’indagine originaria.

Il nodo del Dna sotto le unghie della vittima

Uno dei punti centrali resta il materiale genetico trovato sotto le unghie della giovane. Secondo una perizia depositata nel dicembre 2025, il profilo genetico risulta compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio.

Tuttavia gli esperti hanno precisato che non è possibile stabilire con certezza:

  • da quale dito provenga il materiale biologico
  • se sia stato depositato prima o dopo la morte
  • se si tratti di contaminazione o trasferimento accidentale.

L’incidente probatorio

Il 18 dicembre 2025 si è svolta l’udienza dell’incidente probatorio al tribunale di Pavia. In aula era presente anche Alberto Stasi.

Gli esperti si sono confrontati sul materiale genetico estratto dalle unghie della vittima. Gli atti sono stati poi trasmessi alla Procura, che dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio.

A quasi due decenni dal delitto, il caso Garlasco continua quindi a sollevare interrogativi e a riaprire scenari investigativi che sembravano ormai chiusi.


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