ACIREALE (CATANIA) – “Noi sappiamo perfettamente che vige una regola che è quella della fisica: dove c’è un vuoto arriva un pieno”. Lo ha detto Pietrangelo Buttafuoco parlando dello stato di salute della cultura in Italia a margine di un incontro ad Acireale su ‘L’isola che non c’è. Le sicilitudini e le Sicilie, fra scandalo, rivalsa e riscatto’. Un incontro con il giornalista Felice Cavallaro e il vescovo di Acireale e presidente della Cesi Antonino Raspanti.
“Ovviamente dal nostro punto di vista, che è il deserto, vediamo spegnersi tutto, ma in altri orizzonti, in altri destini, tutto è invece vivificante e forte. Il futuro è ovviamente l’Africa, che è la dinamo a nostra disposizione – ha aggiunto. Ed è una dinamo perché ha risorse e giovani generazioni. E allo stesso modo l’Asia, che è un immediato destino fatto di divisioni travolgenti. È solo un problema nostro: dove offriamo il vuoto arriva un pieno che si prende tutto”.
Il vero problema della Sicilia, secondo Buttafuoco
“La Sicilia di Sciascia? E’ cambiata, ed è venuto meno anche un riferimento sociale ben preciso. Provo a spiegarmi: l’infinità dei centri, dei paesi, delle cittadine erano dei mondi completi per se stessi. C’era uno scambio, una capacità di presenza, anche di riflessione intellettuale. Che faceva sì che ogni liceo era sicuramente in grado di fornire il ceto dirigente di domani e allo stesso modo c’erano dei luoghi dove andava a formarsi il futuro”.
“Il vero problema nostro – ha aggiunto – è vedere le scuole che cominciano a chiudere, i negozi che abbassano le saracinesche. Quando tutto viene incasellato in una sorta di immensa periferia, e quella è la fine”.
Le responsabilità di intellettuali e politici
“Le responsabilità? Ce le hanno certamente intellettuali e politica – ha osservato Buttafuoco – la responsabilità ce l’ha chi ha voluto costruire un’immagine che non corrisponde poi alla realtà. Faccio un esempio concreto: ci sono intorno a noi nel mondo, e questo vale anche per il Maghreb, ma anche per l’area Balcanica, Iberica e per quella che un tempo avremmo definito neo Ottomana”.
“Beh, cosa c’è di diverso rispetto all’orizzonte sociale nostro con quello della Turchia? Eppure la Turchia – ha sottolineato – oggi è un attore fondamentale nella scena del Continentale e oggi è in grado di accompagnare le giovani generazioni in un futuro che è fatto di tecnologia, di ricerca, di investimenti e soprattutto nell’identità culturale ha saputo costruire la più potente industria dell’audiovisivo”.
Nessun commento sulla Biennale
“Io ho un ruolo istituzionale, quindi non facciamo scherzetti, non si ruba a casa del ladro…”. Ha risposto così, infine, ai giornalisti che gli chiedono delle polemiche sulla Biennale di Venezia di cui è presidente.

