PALERMO – Gira attorno alla deroga rispetto agli obblighi di regolarità contributiva per i beneficiari dei ristori lo stop imposto dal Consiglio dei ministri alla legge varata dall’Ars che stanziava 40,8 milioni di euro di aiuti per le imprese colpite dal ciclone Harry.
Il governo: “Copertura finanziaria adeguata”
Il nodo, come sottolineato da una nota del ministero del Lavoro sulla base della quale è arrivata l’impugnativa, è quello del Durc, Documento unico di regolarità contributiva, senza il quale si profilerebbe anche un’alterazione della libera concorrenza. Nessuna sottolineatura nel merito degli interventi in favore di protezione civile, pesca, agricoltura e attività balneari. La copertura finanziaria, secondo il governo Meloni, è “adeguata”.
Palazzo d’Orlans: “Impugnativa tecnica”
Palazzo d’Orleans, infatti, conferma che si tratta di una impugnativa di natura “tecnica” relativa alla disciplina del Durc “e non l’impianto complessivo degli interventi” varati dalla Regione per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo di gennaio.
Verso una soluzione al problema del Durc
Le interlocuzioni tra Roma e Palermo, secondo quanto osservano dalla Regione, sarebbero comunque a buon punto e il ministero del Lavoro “si è comunque impegnato a inserire, nel decreto-legge 25 del 27 febbraio scorso, attualmente in fase di conversione in Parlamento sugli aiuti disposti dal Governo nazionale per l’emergenza legata al ciclone Harry, una specifica deroga sul Durc, la cui competenza è in capo allo Stato”. La deroga riguarderà le regioni maggiormente colpite dagli eventi calamitosi, ossia Sicilia, Calabria e Sardegna
Il possibile profilo di illegittimità costituzionale va ricercato proprio nella deroga Durc per i beneficiari dei ristori. Il nodo sta nel comma 7 dell’articolo 1 della legge contestata da Roma. La norma parte dal presupposto dello stato di emergenza deliberato dallo stesso Consiglio dei ministri il 26 gennaio. In virtù di quel provvedimento la Regione, in deroga a quanto previsto dalle norme statali, stabilì che i ristori non sarebbero stati “subordinati” alla regolarità contributiva.
La norma impugnata dal Cdm, infatti, prevede che i beneficiari siano esonerati dall’ottenimento del Durc fino al 31 dicembre del 2026. La legge regionale, però, non prevedere una puntuale delimitazione dell’ambito soggettivo della deroga. In altre parole, l’esonero del Durc, secondo Roma, sarebbe stato formulato in termini “estremamente generici e indifferenziati”.
La giurisprudenza della Consulta
Alcune sentenze della Consulta rispetto a precedenti leggi regionali in materia, inoltre, fanno pendere la bilancia dalla parte di Roma. La giurisprudenza sul punto parrebbe irremovibile: la regolarità contributiva non può essere elusa “neppure in presenza di interventi emergenziali”, se non in ipotesi rigorosamente motivate. Il ministero segnala, infine che una norma di questo tenore “potrebbe determinare effetti distorsivi per la concorrenza” verso le altre imprese.

