Università di Palermo, maxi inchiesta per truffa e corruzione

“Truffe milionarie al dipartimento”: Palermo, maxi inchiesta all’Università

Università
Progetti "fantasma" e corruzione: 23 indagati fra professori e ricercatori
PROCURA EUROPEA
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PALERMO – “Questa è la mia relazione copiata e riarticolata”, ha detto senza tentennare un ricercatore. La sua testimonianza è confluita assieme ad intercettazioni e sopralluoghi nell’inchiesta della Procura europea. Celebrato e premiato come fiore all’occhiello dell’Università di Palermo, in realtà il Dipartimento di Tecnologie e Scienze Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (Stebicef) sotto la guida dal professore ordinario Vincenzo Arizza sarebbe diventato un incubatore di idee e progetti fantasma.

Laboratori vuoti, relazioni copiate pur di dimostrare di avere lavorato, forniture che sarebbero esistite solo sulla carta. Una truffa quantificata in quasi cinque milioni di euro finanziati per la ricerca dall’Unione europea.

“Condotte truffaldine” all’Università degli studi

L’inchiesta dell’ufficio palermitano della Procura europea scuote l’Università degli Studi. Gli indagati sono 23 fra professori, ricercatori e imprenditori. Per alcuni di loro i pubblici ministeri Calogero Ferrara e Amelia Luise avevano chiesto l’arresto. Il giudice per le indagini preliminari Cristina Lo Bue ha respinto la richiesta, ma la Procura europea ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame.

Lo stesso Gip concorda con i pm e scrive che “è emersa la ripetuta realizzazione di condotte truffaldine, poste in essere principalmente al professore Arizza Vincenzo, nella qualità di responsabile scientifico dei progetti europei e direttore del dipartimento Stebicef, da imprenditori privati, legali rappresentanti di società, dal faccendiere Fabrizio Antonio e dai soggetti vicino al professor Arizza, gravitanti a diverso titolo nell’ambito del dipartimento universitario”.

Gravi indizi di colpevolezza sussistenti, ma…

“Devono ritenersi sussistenti gravi indizi di colpevolezza quantomeno nei confronti di Arizza e di Fabbrizio – aggiunge – essendo emersa l’esistenza di un patto corruttivo fra il docente universitario e l’amministratore dell’associazione ‘Il progetto giovani”’ e ‘Più servizio Sicilia’”.

Al contempo, però, la “risalenza nel tempo delle condotte per cui si procede, poste in essere al 2018 al 2023, impedisce di ritenere concreta e attuale il rischio di reiterazione di analoghe condotte delittuose”.
In realtà, come sottolinea lo stesso giudice, la richiesta di misura cautelare è stata consegnata dalla Procura europea il 24 dicembre 2024, mentre il provvedimento è del 6 febbraio 2026.

Solo che il giudice ha dovuto fare i conti con un “gravoso carico di ruolo”, segnalato al dirigente dell’ufficio, che ha impedito di fare in fretta. Non è stata accolta neppure la richiesta di sequestro di circa 4,5 milioni di euro. A tanto ammontavano i finanziamenti europei per i progetti Bythos, Smiling e Progema sviluppati dall’Università fra Palermo, Lipari e Malta.

Agli atti dell’inchiesta ci sono le denunce di due ricercatori dello Stebicef. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria contestano la rendicontazione. Si parla di costi fittizi per docenti, ricercatori universitari, acquisti di materiale di consumo e di attrezzature scientifiche. In alcune vicende, secondo l’accusa, si sarebbe concretizzato un patto corruttivo: forniture di materiali in cambio del pagamento per lavori mai eseguite e ricerche affidate ad alcuni parenti di docenti.

Chi sono i 23 indagati nella maxi inchiesta all’università

Parla il legale di Arizza

L’avvocato Vincenzo Lo Re, difensore del professore Arizza, precisa: “Abbiamo documentato al tribunale del riesame l’effettività dei progetti di ricerca, i cui risultati sono stati illustrati in molteplici occasioni e sul punto gli inquirenti non hanno replicato. Attendiamo la decisione del Tribunale che in questa fase è chiamato a pronunciarsi sull’esistenza delle esigenze cautelari”.

Il rettore Midiri: dolore e profonda indignazione

“La notizia relativa alla presunta truffa ai danni dell’Unione Europea, che sta coinvolgendo la nostra Università, suscita profondo dolore e ferma indignazione. Esprimo – dichiara il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri – piena fiducia nella magistratura e assicuro che, qualora i fatti venissero accertati, l’Ateneo adotterà ogni misura necessaria, agendo con il massimo rigore nei confronti dei responsabili di condotte che giudichiamo inaccettabili. La vicenda, che coinvolge un gruppo circoscritto afferente a un singolo dipartimento, ci colpisce, non solo per la rilevanza delle azioni delittuose contestate, ma anche perché rischia di offuscare l’impegno e l’integrità dei professori, dei ricercatori e del personale UniPa, i quali ogni giorno operano con spirito di servizio, competenza e senso di responsabilità nello sviluppo di attività scientifiche essenziali per il progresso della società e del Paese.
L’Università, per questo, ha già avviato un’indagine interna approfondita, che riguarderà non solo il dipartimento coinvolto, ma comprenderà anche una più ampia attività di ricognizione generale, al fine di garantire la massima trasparenza sulla gestione dei fondi dei progetti di ricerca”.


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