PALERMO – “Insulti sessisti nella riunione dei capigruppo al Consiglio comunale da parte del consigliere Dario Chinnici alla consigliera Giulia Argiroffi”. Lo denuncia il deputato regionale di Controcorrente Ismaele La Vardera. La frase “incriminata” pronunciata da Chinnici all’indirizzo della Argiroffi sarebbe: “Ha fatto la donna di tutti, politicamente parlando”. Ed è scoppiato il caos in capigruppo.
“Condanniamo fermamente questo gesto – dice La Vardera – che non fa altro che dimostrare la caratura di questo ominicchio politico. Una frase di una gravità inaudita che il sindaco Lagalla non può lasciare passare. Lagalla prenda le distanze e chieda scusa a nome della città alla nostra consigliera comunale. Ringrazio le consigliere Piccione e Figuccia che hanno difeso in capigruppo Giulia Argiroffi, capogruppo del movimento Controcorrente a Palermo. L’unica cosa accettabile per noi da parte di Chinnici sono le dimissioni e la presa di distanza del sindaco di Palermo” afferma La Vardera.
Il consigliere di Lavoriamo per Palermo, Dario Chinnici, si è difeso nella seduta dei capigruppo, precisando che la sua frase era chiaramente riferita a un contesto politico.
La solidarietà
Interviene Carolina Varchi, parlamentare di FdI. “Solidarietà e vicinanza alla capogruppo del movimento Controcorrente a Palermo, Giulia Argiroffi, per quanto accaduto. Le istituzioni, e più in generale il confronto pubblico, esigono rispetto e garbo: dispiace che si sia invece scivolati in un linguaggio da vecchio saloon più che istituzionale”, ha dichiarato.
“Il consigliere Chinnici – aggiunge – ha rivolto alla consigliera Argiroffi una frase di pessimo gusto e di infimo significato politico. Non abbiamo bisogno di autorizzazioni per fare politica, ed è patetico che ancora oggi, quando la Nazione è guidata dalla prima donna a Palazzo Chigi, si verifichino episodi di questo tipo”.
“Alla consigliera Argiroffi va la mia piena solidarietà – conclude – con l’auspicio che in seno al Consiglio comunale della quinta città d’Italia, il dibattito raggiunga toni e livelli accettabili”.
Il consiglio comunale
Netta la condanna di Giulio Tantillo, presidente del consiglio comunale di Palermo. “Esprimo la mia più totale solidarietà alla collega Giulia Argiroffi, vittima di un gravissimo insulto da parte di un altro consigliere. Il Consiglio comunale di Palermo, così come ogni istituzione democratica, non può e non deve essere un luogo in cui trovano spazio insulti e aggressioni verbali. Ancor meno quando si tratta di offese a una donna, che non solo feriscono profondamente la persona colpita, ma ledono anche la dignità e l’immagine dell’intero Consiglio comunale. È necessario che il confronto politico, anche nelle divergenze più accese, resti sempre fondato sul rispetto reciproco e sulla tutela della dignità delle persone”.
“Esprimiamo piena solidarietà alla consigliera comunale Giulia Argiroffi”. Lo dicono i consiglieri e le consiglieri Rosario Arcoleo, Mariangela Di Gangi, Teresa Piccione e Fabio Teresi del Partito democratico, Antonino Randazzo, Concetta Amella e Giuseppe Miceli del Movimento 5 stelle, Fabio Giambrone e Alberto Mangano di Allenza Verdi Sinistra, Salvatore Forello di Controcorrente, Carmelo Miceli e Massimiliano Giaconia e Franco Miceli del Gruppo misto in merito a insulti sessisti che sarebbero stati rivolti dal consigliere comunale a Palermo, Dario Chinnici, alla consigliera Giulia Argiroffi.
“Il confronto politico, anche il più duro, non può mai degenerare in attacchi personali o espressioni offensive, tanto più quando assumono un chiaro carattere sessista e nessun confronto politico può degenerare in offese personali”, aggiungono.
“Le parole rivolte alla consigliera Argiroffi non sono una caduta di stile: sono la fotografia nitida di una cultura sessista, misogina e profondamente offensiva, che colpisce una donna soltanto donna. Far finta di nulla, oggi, significherebbe essere complici. Su questa vicenda bisogna andare fino in fondo. Il sindaco e il presidente del Consiglio comunale non possono tacere né rifugiarsi dietro dichiarazioni di circostanza” dice Ugo Forello, consigliere comunale ControCorrente.
“Piena solidarietà alla consigliera comunale Giulia Argiroffi, oggetto di espressioni sessiste da parte di Dario Chinnici, capogruppo di Lavoriamo per Palermo”. Lo dicono il capogruppo di FdI al consiglio comunale del capoluogo siciliano, Giuseppe Milazzo, e il presidente cittadino dei meloniani Antonio Rini.
“Quanto accaduto durante la conferenza dei capigruppo è inaccettabile e lesivo della dignità delle istituzioni – aggiungono Milazzo e Rini – Non possiamo tollerare insulti sessisti, che non trovano alcuna giustificazione e che mortificano il confronto politico. La collega Argiroffi non ha bisogno di avvocati difensori, anche perché donna tenace e donna alla quale riconosciamo grande capacità e competenze”. Milazzo infine aggiunge: “Non accettiamo però lezioni morali da chi, come La Vardera, è abituato a buttarla in caciara e a offendere anziché argomentare con serietà e rispetto delle istituzioni”.
Li Calzi: “Parole come queste non sono semplici scivoloni”
“‘La frase rivolta dal consigliere comunale Dario Chinnici alla collega Giulia Argiroffi è anche la cartina di tornasole di un modo, ancora troppo diffuso, di pensare e trattare le donne in politica. Parole come queste non sono semplici scivoloni, sono il riflesso di una cultura che fatica a riconoscere alle donne autonomia, autorevolezza, ruolo istituzionale e piena legittimità nello spazio pubblico”. Così la presidente del Pd Sicilia e componente dell’esecutivo nazionale Donne democratiche, Cleo Li Calzi.
“Hanno fatto bene – prosegue l’esponente Dem – la vicepresidente del Consiglio Teresa Piccione e la consigliera Sabrina Figuccia a prendere subito con posizione chiarezza. Ma auspichiamo lo facciano anche tutti i colleghi uomini attraverso immediate, seppur tardive, scuse pubbliche”. “Il Pd – si legge in una nota – si schiera dalla parte della consigliera Argiroffi e di tutte le donne che ogni giorno rappresentano le istituzioni con competenza, dignità e coraggio, spesso dovendo ancora subire linguaggi, allusioni e atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con il confronto politico”.

