Le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha polemizzato col procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, tacciandolo di ‘avere perso il controllo’ dopo una onesta e dolente fotografia dello stato delle carceri, le consideriamo irricevibili, col massimo rispetto dell’istituzione e della persona che, però, non prevede l’automatica accondiscendenza. Vediamo perché.
Come spiega in una analisi approfondita il nostro Riccardo Lo Verso, il procuratore ha ragione. Il dottore de Lucia ha messo insieme gli elementi disponibili della cronaca, tracciando un ritratto, purtroppo, aderente, fino a prova contraria: “‘Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere‘”.
Lo stato delle carceri
Gli episodi sono diversi. Ne citiamo uno: “Recenti indagini hanno svelato che dal penitenziario di Trani, in Puglia – scrive Lo Verso -, il boss emergente Salvatore Verga ha commissionato con il cellulare la raffica di attentati che negli ultimi mesi ha messo a ferro e fuoco Palermo. Incendi e sventagliate di kalashnikov per convincere commercianti e imprenditori a pagare il pizzo”.
Le parole del ministro Nordio le consideriamo irricevibili perché mettono in mezzo una Procura che, con le forze dell’ordine, grazie a brillanti intuizioni investigative, rappresenta, al momento, uno dei pochi argini al dilagare del racket. Operazioni e indagini si susseguono. Scarne notizie giungono, in concreto, dal fronte della prevenzione e del controllo del territorio, annunci a parte.
La mappa del racket
Le parole del ministro Nordio le consideriamo irricevibili perché – come ricorda l’associazione Addiopizzo – la preoccupazione tra gli estorti è comprensibilmente grande. La mappa del racket è estesa. La polemica infondata non serve a nessuno. Anzi, rischia oggettivamente di scoraggiare gli esercenti di buona volontà che si oppongono ai ricatti.
Le parole del ministro Nordio, infine, le consideriamo irricevibili perché arrivano a pochi giorni dalla commemorazione di via D’Amelio e della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina.
Il senso della memoria
Quella memoria, al netto di pretestuose divisioni, assume un senso se, oltre al sacrificio degli eroi civili, riconosce – come è sacrosanto – il valore dell’impegno quotidiano della magistratura.
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Le critiche ai procuratori sono sicuramente lecite, purché restino nel perimetro sorvegliato della più rigorosa continenza formale e non ci pare che sia accaduto, anche in questo caso: fino a prova contraria. Dovremmo forse concludere che certa retorica da anniversario somigli alla faccia nascosta dell’incoerenza? Crediamo e speriamo che non sia così.
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