La banda dei Kalashnikov: 22 arresti a Palermo

Pizzo, fiamme e Kalashnikov: ordine dal carcere, Palermo 22 arresti

Palermo arresti
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Ricostruiti anche gli incendi ai danni di Sicily By Car

PALERMO – Bisognava fare “danno”. L’ordine è arrivato dal carcere ed è iniziata la sequela di attentati e intimidazioni. La Procura della Repubblica e i carabinieri hanno fermato gran parte dei picciotti della banda del Kalashnikov che da mesi mette a ferro e fuoco la città. È stata una notte di arresti a Palermo.

Gli investigatori hanno individuato in Salvatore Verga, 35 anni, detenuto a Trani, colui che avrebbe dato l’ordine ad un manipolo di giovani dei rioni Zen e Marinella di dare fuoco alle macchine di Sicily by Car, piazzare le bottiglie di benzina con la cifra del pizzo fra Tommaso Natale e Sferracavallo, sparare raffiche di Kalashnikov.

Verga, dunque, aveva un cellulare in cella. Non è il primo e non sarà l’ultimo a bucare il sistema di controllo carcerario. Tra le persone che contattava c’è uno dei picciotti finiti sotto osservazione dei carabinieri del Nucleo investigativo.

Stamani il blitz organizzato dai militari del Reparto operativo in collaborazione con la compagnia di San Lorenzo. A coordinarlo sono il procuratore Maurizio de Lucia, l’aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Giovanni Antoci e Andrea Fusco.

Verga fu arrestato la prima volta nel 2019 in uno dei tanti blitz che negli anni hanno colpito il mandamento mafioso di San Lorenzo e in particolare la famiglia dello Zen. Ora è detenuto per traffico di sostanze stupefacenti sotto il controllo di Cosa Nostra.

Da allora ha fatto strada e carriera fino a raggiungere la posizione di poter dare ordini. È un primo step investigativo, resta da capire se sopra di lui abbia agito nell’ombra qualcuno con maggiore spessore criminale.

Nel mandamento sono tornati liberi boss come Calogero Lo Piccolo, Giuseppe Biondino e Giuseppe Serio.

Gli altri arrestati di oggi fanno parte della manovalanza agguerrita e armata. Anche loro sono cresciuti a pane, mafia e droga. Dopo i piccoli reati il salto di qualità: gli emergenti sono stati intruppati nelle file di Cosa Nostra che continua a muoversi, come ha sempre fatto, nel rispetto delle gerarchie. TUTTI I NOMI DEI FERMATI

E sono iniziati i raid. Le sventagliate di proiettili da guerra e le bottigliette di benzina con la richiesta di 5 mila euro lasciate davanti alle saracinesche dei locali sono diventati il loro marchio. E con essi le fiamme, come quelle che hanno incenerito decine di macchine nel deposito di Sicily by Car in via San Lorenzo, a Palermo, e nella sede a Villagrazia di Carini.

A metà giugno scorso i primi arresti, che non hanno fermato i raid a Palermo. I picciotti sono tornati in azione mostrando sfrontatezza (come dimostra il caso del bar Chéri allo Zen). Hanno lanciato la sfida, oggi la risposta dello Stato. La posizione dei fermati, nel blitz sono anche coinvolte accusate di spaccio di droga, passa ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari che dovrà convalidare l’arresto.


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