PALERMO – Le cronache del 2019 vanno aggiornate. Allora Salvatore Verga era finito in carcere per droga. Ora, all’età di 35 anni, è il personaggio principale tra i fermati nel blitz dei carabinieri. Gli contestano il reato di associazione mafiosa. Da lui sarebbe partito l’ordine di imporre il pizzo a imprenditori e commercianti con le buone e soprattutto con le cattive. Bisognava seminare il panico con incendi e raffiche di mitra.
Sette anni fa il suo nome compariva nell’elenco di uno dei tanti blitz a San Lorenzo, tra i mandamenti più colpiti dalla repressione ma che al contempo mostra una grande capacità di rigenerarsi. Decisive erano state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Silvio Guerrera che del clan di Tommaso Natale era stato reggente.
Una parte verbali riguardava lo spaccio di droga nella piazza dello Zen, da sempre una delle più ricche della città. Allora come oggi gli affari provocavano tensioni con l’esplosione della violenza. Per mettere le cose a posto si decise di affidare la gestione della piazza a Fabio Chianchiano. In questo contesto saltò fuori il ruolo di Verga.
Per droga il trentacinquenne era detenuto a Trani, dove nei giorni scorsi i carabinieri sono andati a sequestrargli un cellulare. Lo avrebbe utilizzato per ordinare la raffica di intimidazioni.

